Giustizia, si accende lo scontro tra Renzi e i suoi alleati. Quanto rischia il governo?

. Politica

Finito Sanremo la politica rioccupa in scena. Lo fa con le forti tensioni nella maggioranza che sostiene il governo Conte sul tema giustizia ed in particolare sull'argomento caldissimo del blocco della prescrizione, tensioni che per tutta la giornata hanno fatto registrare una serie di botta e risposta, di attacchi e contrattacchi tra Renzi e i suoi da una parte e esponenti Pd, Cinquestelle e  Leu, gli alleati, dall'altra. Con l'evocazione anche di una crisi di governo nel caso in cui davvero l'ex-premier e il suo partito Italia Viva, come minacciato, si mettessero di traverso e votassero contro la fiducia al governo (al Senato i voti dei renziani sono determinanti, sia pure di poche unità). Sono tuttavia molti tra gli osservatori a ritenere che ciò non avverrà e quindi che il governo Conte-bis non andrà in crisi perchè alla fine Renzi, per diversi motivi, non farà cadere l'esecutivo che proprio lui ha voluto far nascere (in funzione anti-Salvini: se cadesse e si andasse al voto quale sarebbe il risultato?), un esecutivo di cui il suo partito fa parte a tutti gli effetti e che contribuisce a sostenere. L'ex-premier ha ribadito in serata che "nessuno vuol far cadere il governo" ma ha aggiunto che lui non vuole morire grillino "meno che mai sulla giustizia" e che non intende arretrare di un millimetro sul tema specifico. Tra le ipotesi d'attacco si è anche parlato - o minacciato - di una mozione di sfiducia individuale dei renziani verso il ministro della Giustizia Bonafede, capodelegazione M5s al governo. Un'ipotesi che ha scatenato i grillini: il risultato? Hanno blindato il loro ministro e definito "comportamento inaccettabile" quello di Renzi, il bloccco della prescrizione è una delle loro leggi-bandiera e già aver accettato qualche correzione alla legge targata Bonafede è il massimo del prezzo che intendono pagare per non far cadere il Conte-2. Comunque, hanno aggiunto, "se Renzi vuol far cadere il governo lo dica chiaramente agli italiani". Gli animi sono accesi e nessuno sa come evolverà il braccio di ferro, l'ennesimo, tra Renzi e i suoi alleati (?). Zingaretti è sembrato il più irritato dalle uscite dell'ex-segretario dem: "Basta con le picconate, mettiamoci a tutti insieme a lavorare" ha detto, e Franceschini, capodelegazione dem al governo, gli ha fatto eco e avvertito Renzi. "Ci pensi bene, sfiduciare un ministro equivale a sfiduciare l'intero esecutivo". Tutto è ancora in evoluzione: a cominciare dal fatto che il governo ancora deve decidere, e lo farà nelle prossime 48 ore, se inserire il lodo sulla prescrizione con le correzioni alla legge Bonafede decise dall'accordo Pd-M5s-Leu - "Un buon punto di arrivo" secondo Zingaretti -  in un emendamento al decreto 'milleproroghe' che dovrebbe poi passare alla Camera con la fiducia (a Montecitorio la maggioranza ha ampi margini). Anche questo emendamento però è un passaggio delicato: il primo esame è quello dell'ammissibilità e se dargli o meno via libera dovrà essere il presidente Fico a deciderlo. Italia viva è scesa in guerra anche su questo: considera uno scandalo il tentativo di far passare una riforma della giustizia così delicata con un escamotage, cioè un emendamento al 'milleproroghe'. Senza considerare tra l'altro come la prenderà il Colle... Quanto alla 'marcia indietro' di Renzi sulla prescrizione di cui hanno parlato alcuni esponenti Pd, l'ex-premier ha ribattuto: "Dicono che io mi fermo per aspettare le nomine, si vede che non mi conoscono". E in serata il capogruppo IV alla camera Ettore Rosato ha ulteriormente chiarito la posizione dl suo partito. "Noi - ha scritto via social - contrasteremo qualsiasi forzatura istituzionale e non ci sarà nessuna marcia indietro e nessun tipo di accordo che vada a contrastare i principi costituzionali. Utilizzare il Milleproroghe per modificare il diritto penale sarebbe uno scandalo. L'unica soluzione è il prudente rinvio previsto dal lodo Annibali. Ogni altra soluzione vedrà Italia viva votare convintamente contro", ha aggiunto accusando il Pd di "deriva giustizialista" sulle orme dei grillini.

 

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