M5s: critiche a Dibba l'iraniano, ma lui promette un ritorno "anti-sistema"

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Le acque nel Movimento 5stelle restano agitate, dopo le dimissioni da capo politico di Luigi Di Maio e il crac alle regionali. Il facente funzioni, Vito Crimi, cerca di barcamenarsi, mentre i grillini sembrano più che mai divisi sul futuro e sembrano allontanarsi a data da destinarsi gli 'stati generali' previsti per marzo e annunciati dai capataz pentastellati come evento palingenetico. Reportage Ad attirare attenzione è ancora una volta l'errante Alessandro Di Battista, già deputato della XVII legislatura e poi dedicatosi alla realizzazione di misteriosi reportage in giro per il globo. Attualmente si trova in Iran, da dove ha postato sul suo profili Instagram una foto davanti a una moschea che ha fatto arrabbiare diversi attivisti. Nell'universo pentastellato Di Battista è considerato il 'rivoluzionario', amico/nemico del moderato Di Maio e proprio sul suo carisma qualcuno intende puntare per ridare fiato a un Movimento che gli osservatori ritengono pronto a esalare l'ultimo respiro. Vacanza Tuttavia, lo scatto con moschea ha suscitato diverse critiche  e l’accusa di passare da una vacanza all'altra, proprio mentre M5s sta affondando. Un militante gli domanda secco: "Stai dentro o stai fuori"? Di Battista risponde con tono deciso: sono a Khorramshar a studiare il conflitto con l'Iraq, per poter scrivere in futuro robe che non leggi altrove". A inizio gennaio dopo l'uccisione del generalissimo iraniano Soleimani da parte di un drone Usa, Di Battista aveva affermato: "È un raid vigliacco e pericoloso. Il governo italiano lavori per il dialogo con l'Iran, che non ha mai rappresentato una minaccia per il nostro paese". Poi, rassicura i suoi fan: "Appena finito di fare le mie ricerche (non sono pagato con denaro pubblico e devo come tutti portare avanti le mie attività), tornerò". Un ritorno che si annuncia flamboyant, secondo quanto rivelato dal Fatto. Ambiguità Di Battista ha in mente di lanciare un documento per rifondare il Movimento in chiave decisamente anti-liberista e con una collocazione lontana dal Pd. Anche se in un recente post su Facebook aveva mostrato una certa ambiguità: "Io critico e so che da fuori è anche semplice criticare. A ogni modo una voce che chiede di più e che invoca maggiori prese di posizione anti-sistema credo sia necessaria". Quindi aggiungeva: "Sono sempre stato scettico sul governo con il Pd", ma ammetteva: "Negli ultimi mesi sono state approvate leggi che sognavamo venti anni fa. Luigi Di Maio ne è stato il principale artefice" e se si raggiungesse "con il Pd – partito di sistema – la revoca delle concessioni autostradali, sarò il primo a rallegrarmi nel dire di avere sbagliato". Paragone Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte e un abbozzo di pacificazione con il ministro degli Esteri, dopo lo scontro sull'espulsione di Gianluigi Paragone. E proprio l'ex leghista, poi senatore pentastellato e oggi nel gruppo Misto lo difende: "La sua generosità non ha eguali e sapere che c'è ancora chi crede nelle battaglie vere del Movimento fa ben sperare. È incredibile come, nel giorno della Brexit, Nigel Farage elogi Gianroberto Casaleggio, mentre a Bruxelles e a Roma c'è chi è orgoglioso del voto dato a Ursula Von Der Leyen".

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