Trenta, lascio la casa ma su di me "schifezza mediatica"

. Politica

Alla fine, dopo aver tentato di resistere, l'ex-ministro della Difesa, la cinquestelle Elisabetta Trenta, ha deciso di lasciare la casa "di servizio" fonte di grande imbarazzo per Di Maio. Lo ha annunciato lei stessa intervistata da Radio 24. Lascia ma con ostentata amarezza parlando di "schifezza mediatica" scatenata contro di lei per quell'appartamento da 180 mq vicino San Giovanni (a 580 euro al mese) che si era fatta assegnare dalla Difesa non ritenendo più adeguato, visto l'incarico governativo, l'appartamento di sua proprietà al Pigneto. La vicenda si è ingarbugliata, per lei, quando, uscita dal governo Conte 1, la stessa casa "di servizio" era, diciamo così, passata di mano e riassegnata rapidamente al marito, il maggiore Claudio Passarelli: una soluzione che permetteva all'ex-ministro e al marito di non traslocare e di mantenere l'appartamento di pregio. Uno scoop del Corriere rivelava i fatti scatenando una polemica politica su cui era intervenuto lo stesso capo politico dei Cinquestelle che, tra l'irritato e l'imbarazzato, come tanti altri nel Movimento, invitava la Trenta a lasciare la casa: "La lasci - aveva detto Di Maio - e faccia presentare una nuova domanda a suo marito. se ha diritto la otterrà". Sulla vicenda ora indaga anche la Procura militare. In prima battuta la scelta dell'ex-ministro di non mollare non avendo nulla per cui provare imbarazzo. Stamane invece la decisione contraria dell'ex-titolare della Difesa che, intervistata in radio, ha detto che suo marito "titolare dell'alloggio e pur essendo tutto regolare" per "salvaguardare la serenità della famiglia" aveva presentato istanza di rinuncia a quell'appartamento. "Spero che questo atto d'amore serva a tacitare la schifezza mediatica che è caduta su di me" ha aggiunto l'ex-ministro precisando di non essere stata "trattata bene" ma di credere nei valori del M5s che non ha intenzione di lasciare. Sulle critiche piovutele addosso dal mondo grillino e non solo la Trenta si è detta dispiaciuta del fatto che "prima di giudicare nessuno mi ha chiamata per chiedermi come stavano le cose". Quanto a Di Maio, con cui ha parlato, l'ex-ministro è convinta che abbia capito le sue ragioni: "Io sono un militare e so che prima di condannare le persone ci si parla, so che un comandante difende i propri uomini".

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi