Luanda Leaks: parla presidente Lourenco, stop corruzione e "no trattativa" con Isabel dos Santos

. Esteri

L'Angola cambia passo e dice stop alla corruzione. Lo scandalo Luanda Leaks che ha coinvolto la donna più ricca d'Africa, Isabel dos Santos, figlia dell'uomo che per 40 anni ha governato il grande paese dell'Africa meridionale, non si risolverà con una "trattativa". Lo ha detto, in una intervista all'emittente tedesca Deutsche Welle, il presidente angolano, Joao Lourenco, che del rilancio economico del paese e della lotta alla corruzione ha fatto i capisaldi della sua azione di governo da quando è entrato in carica due anni fa. Sistema Lourenco non nasconde di essere stato parte del sistema, fino alla carica di ministro della Difesa, ma - dice - "è proprio perché ho assistito a questi livelli di corruzione, che mi batto affinché la situazione non debba continuare. Oggi c'è l'opportunità di cambiare quello stato di cose, è il tempo per farlo. Ci vuole molto coraggio, abbiamo incontrato resistenze, ma abbiamo scelto di lottare piuttosto che metterci comodi e lasciare che le cose continuassero come prima". Tribunale La ricchissima e potentissima Isabel, la 'Principessa', verrà giudicata da un tribunale, secondo le regole dello Stato di diritto. Ora, spiega il presidente Lourenco, "la decisione spetta alla giustizia. Non sono i politici ad aprire i procedimenti penali, è la giustizia stessa che persegue i possibili crimini. I politici devono soltanto lasciare gli organi di giustizia liberi di poter agire nell'ambito delle loro competenze. Ogni giorno, i tribunali qui a Luanda e nelle altre province, giudicano e in alcuni casi condannano i casi di corruzione. Insomma, è una questione giudiziaria e io non sono il giudice". A gennaio i beni di Isabel dos Santos, che è stata anche a capo della compagnia petrolifera statale Sonangol (petrolio e diamanti sono tra le fondamentali ricchezze del paese, ndr) sono stati congelati, per un valore di circa un miliardo di euro e i pm l'hanno accusata per corruzione e per una lunga serie di crimini economici, documentati negli oltre 700 mila file dei Luanda Leaks, resi pubblici dai reporter dell'International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ). Correggere Per la legge angolana gli ex presidenti godono dell'immunità per almeno cinque anni dopo la fine del mandato, ma per quanto riguarda gli altri, assicura Lourenco, "non ci saranno trattative di sorta”. C'è stato il tempo per restituire i fondi sottratti al popolo angolano, ma "è scaduto a dicembre 2018. Ora siamo a febbraio 2020 e i casi giudiziari non sono negoziabili al di fuori del tribunale". Lourenco torna sugli anni in cui lavorò "sotto la guida del presidente, José Eduardo dos Santos” e rileva: “Nessuno può dire che non faceva parte del sistema, ma credo che quelli più in grado di correggere ciò che era sbagliato e di migliorare ciò che di buono è stato fatto, siano proprio coloro che conoscono il sistema dall'interno". MPLA Dopo l'indipendenza dal dominio coloniale del Portogallo nel 1975, l'Angola fu consumato da una ventennale guerra civile vittoriosamente condotta dal Movimento Popolare di Liberazione dell'Angola (MPLA) contro le forze interne sostenute dal Sud Africa bianco dell'apartheid, dallo Zaire del dittatore Mobutu e dalla CIA dei tempi della Guerra fredda. Con orgoglio Lourenco sottolinea: in Angola "siamo noi" del MPLA, il partito che ha storicamente governato il paese, ad attuare "queste importanti riforme e trasformazioni nella società. Siamo noi che stiamo facendo le riforme che erano assolutamente necessarie e che dovevano essere fatte".

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