Haftar blocca l'export di petrolio. Berlino non comincia bene

. Esteri

Alla vigilia della conferenza internazionale sulla crisi libica in programma domani a Berlino due notizie stanno gettando ombre sull'esito positivo dell'incontro. La prima è che il generale Haftar ha ordinato il blocco delle esportazini del petrolio libico; la seconda che non c'è ancora nessuna conferma sulla presenza, domani, al tavolo della conferenza, dei due nemici sul terreno: Haftar appunto, l'uomo forte della Cirenaica, appoggiato da Mosca, e al-Sarraj, il premier del governo riconosciuto dalla comunità internazionale e ora appoggiato apertamente e militarmente dalla Turchia. Sulla questione del petrolio libico l'Onu si è detta preoccupata perchè la decisione di Haftar potrebbe avere conseguenze "devastanti" sull'economia del paese. Il generalissimo della Cirenaica ha ordinato alla Noc, la Compagnia petrolifera nazionale libica, di chiudere i terminal petroliferi del golfo della Sirte e di bloccare così i cinque porti della Libia centrale  e orientale sotto il suo controllo (Brega, Ras Lanuf, Hariga, Zueitina e Sidra). La Noc ha dichiarato la "forza maggiore" ed ha obbedito chiarendo che la misura provocherà una perdita di produzione di greggio di 800 mila barili al giorno e una perdita finanziaria di 55 milioni di dollari al giorno. Quanto al lavorio diplomatico che si sta intensificando in questa vigilia, a Berlino girano notizie da fonti russe e arabe circa una bozza di accordo su una soluzione politica della crisi che ipotizzerebbe la formazione di un nuovo consiglio presidenziale e quindi di un nuovo governo, la nascita di un comitato neutrale per preparare una nuova costituzione e nuove elezioni (e forse anche un accordo tra paesi arabi ed europei per prevenire interferenze turche in Libia). Sempre che regga la tregua...

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