Conte ricuce con Sarraj ma niente tregua se Haftar non si ritira

. Esteri

Giuseppe Conte 'ricuce' con Fayez al-Sarraj, il premier libico riconosciuto dall'Onu, e lavora alla "tela" di una soluzione politica per il conflitto in Libia - una "polveriera" - ma il cessate il fuoco chiesto alle parti in guerra da Putin e Erdogan, che dovrebbe partire da domani, sembra ancora un traguardo lontano. A meno che il generale Kalifa Haftar, leader in Cirenaica e avversario di al-Sarraj, non la smetta di tentare di prendere Tripoli con attacchi proseguiti anche oggi. E' questa la condizione posta da al-Sarraj nel colloquio con Conte a palazzo Chigi per aderire ad una tregua, accettata ma solo in via di principio e sub condicione: "Noi aderiamo all'idea della tregua ma la parte che attacca deve ritirarsi" ha detto il leader libico. L'incontro Conte-Sarraj - ricevuto oggi con tutti gli onori, compreso il picchetto dei Lancieri di Montebello - è durato tre ore ed è servito sia a fare il punto della situazione sulla crisi libica sia a ricucire un rapporto che si era deteriorato negli ultimi giorni per quella che molti osservatori hanno definito una 'gaffe' politico-diplomatica del governo italiano. Una gaffe in particolare del premier che aveva invitato e ricevuto Haftar a palazzo Chigi per poi trovarsi spiazzato dal repentino rifiuto di al-Sarraj di venire anche lui a Roma dopo una puntata a Bruxelles per un incontro a palazzo Chigi. Sarraj si è 'offeso' per non essere stato avvertito che il suo rivale lo aveva preceduto nella sede del governo italiano, ha metaforicamente voltato le spalle all'Italia e se ne è tornato a Tripoli senza neanche avvisare del cambio di programma. Oggi il chiarimento. Conte ha precisato di non avere "agende nascoste" sulla crisi libica e che l'opzione politica è l'unica prospettiva capace di garantire al popolo libico benessere e prosperità. E questo è l'unico obiettivo che Conte tenterà di perseguire anche nelle sue prossime visite in Turchia e in Egitto, gli stati sponsor dei due contendenti in Libia, in vista della conferenza di Berlino da tutti auspicata ma ancora non convocata. Un'azione politico-diplomatica che il governo italiano persegue, ha precisato Conte, in stretto coordinamento tra palazzo Chigi e Farnesina. Come dire: senza contrasti, accavallamenti o sovrapposizioni con Di Maio. 

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