Crisi mondiale, "soft power" di Pechino vs "hard power" di Trump

. Esteri

Potere dolce, politica, diplomazia contro potere duro, muscoli, nuovi armamenti. Pechino è sembrata osservare alla finestra l'escalation e la successiva apparente de-escalation in Medio Oriente seguita alla decisione del presidente Usa, Donald Trump, di 'terminare' il comandante per le operazioni militari iraniane all'estero, Qassem Soleimani. In realtà, la Cina è assai interessata alle vicende mediorientali, area geostrategica decisiva per la sua "Nuova via della seta", ma ha scelto di giocare il ruolo di una potenza mondiale costruttiva, in ogni caso dotata di un deterrente militare da non sottovalutare, l'Esercito Popolare di Liberazione, la forza militare più numerosa al mondo. Dragone Il Dragone è il secondo consumatore mondiale di petrolio e il 50% del suo import è di origine mediorientale. Solo pochi giorni prima del blitz americano anti-Iran si erano svolte manovre congiunte tra forze navali cinesi, russe e iraniane nel Golfo di Oman. L'Iran è un tassello importante nel mega-progetto della "Belt and Road Initiative", destinato a sviluppare i collegamenti e il commercio di Pechino con i paesi dell'Eurasia e non solo. Il governo cinese vuole evitare qualsiasi intervento degli Stati Uniti che destabilizzi ulteriormente la regione o, peggio, scateni una guerra aperta. Per questo insieme all'Europa aveva puntato a convincere l'allora capo della Casa Bianca, Barack Obama, che un accordo con l'Iran sul nucleare fosse positivo per la stabilità mondiale. Via della seta Trump ha deciso diversamente: ha ritirato gli Usa dall'accordo e ha deciso di colpire Teheran al cuore. Molti osservatori ritengono lo abbia fatto per apparire nella campagna elettorale presidenziale 2020 come un politico risoluto e per distrarre l'opinione pubblica dal tema dell'impeachment. Una scommessa ad alto rischio, che consente alla Cina di presentarsi di fronte all'Iran, al Medio Oriente e più in generale sull'intero palcoscenico mondiale come una voce costruttiva, della ragione. Molti paesi, in particolare quelli che emergenti e quelli in via di sviluppo, preferiscono un percorso come quello tracciato dalla "Nuova via della seta" ai raid e alle bombe di Trump. Hong Kong e altre possibili violazioni dei diritti umani da parte cinese finiscono così in secondo piano, mentre aumenta la credibilità internazionale di Pechino come potenza moderata, interessata principalmente alla stabilità multipolare. Margini Una Cina tanto più credibile, perché essa stessa 'vittima' delle scelte trumpiane, con la guerra commerciale che ha allarmato tutte le economie mondali. Pechino - segnala una analisi della tedesca DW - è convinta che la retorica bellicista di Washington e il rischio di innescare conflitti costosissimi a ogni livello, dividendo ulteriormente la comunità internazionale, offra proprio alla Cina nuovi importanti margini di manovra e che qualsiasi vuoto di potere lasciato dagli Stati Uniti possa, senza tanto chiasso, venire immediatamente colmato.

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