La vendetta degli ayatollah: pioggia di missili sulle basi Usa

. Esteri

Una pioggia di missili sulle basi Usa in Iraq - chi dice 15, chi 22, chi 35 - è stata l'inizio dell'operazione "Soleimani martire", cioè la "vendetta" iraniana per l'uccisione del generale capo dei pasdaran e braccio destro della Guida suprema Khamenei ad opera di un raid americano il 3 gennaio a Baghdad. Colpite prima dell'alba le basi americane in Iraq di al-Asad ed Erbil dove sono dislocati anche i militari italiani (tutti illesi, afferma la Difesa, e ora riparati in bunker). Teheran  ha usato Cruise e missili balistici a corto raggio: secondo fonti iraniane i missili avrebbero provocato 80 vittime (senza specificare la nazionalità). Nessuna vittima e neanche feriti invece secondo fonti del Pentagono e di Downing street. Attesa una dichiarazione del presidente Usa Donald Trump che ha riunito alla Casa Bianca il Consiglio di sicurezza, per capire se ci sarà una reazione di Washington. Secondo la Cnn che cita fonti diplomatiche arabe, gli Usa sarebbero stati informati in anticipo dell'attacco da parte degli iracheni che avrebbero anche indicato le basi obiettivo dei missili iraniani. "Se gli Usa commetteranno un errore siano pronti ad attaccarli du nuovo" affermano i pasdaran che commentano l'inizio della "feroce vendetta" minacciando di colpire anche Israele in caso di reazione americana. E l'ayatollah Ali Khamenei  ha rincarato la dose: "L'Iran ha dato uno schiaffo agli Stati Uniti con l'attacco missilistico di questa notte, ma non è ancora sufficiente. La presenza corrotta degli Usa in quest'area deve finire". Il presidente iraniano Hassan Rohani ha ricordato all'Europa e agli alleai di Washington che il generale Soleimani  "ha combattuto eroicamente contro l'Isis e al-Qaeda. se non fosse stato per la sua guerra al terrorismo le capitali europee sarebbero ora in grande pericolo". Quindi da Rohani un messaggio a Trump: "Se gli americani sono saggi non intraprenderanno alcuna altra azione".

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