Spagna, passa governo Sánchez. Sarà più a sinistra e dovrà fare conti con la Catalogna

. Esteri

Dovrà fare i conti con l'affaire Catalogna il nuovo governo spagnolo guidato dal premier socialista Pedro Sánchez. Il segretario del Psoe torna alla guida del paese dopo due elezioni - le ultime lo scorso novembre - e oltre un anno di incertezze e di estenuanti trattative per portare a casa un esecutivo. Le difficoltà incontrate da Sánchez riflettono l'attuale frammentazione politica della Spagna, dove la crisi economica ha fatto emergere nuove formazioni politiche, infrangendo il tradizionale bipolarismo tra i socialisti del Psoe e i popolari del Pp. Astensioni Gli spagnoli hanno votato per ben quattro volte in elezioni politiche dal 2015. Dopo essere stato battuto nella prima votazione sabato scorso, dove occorreva la maggioranza assoluta dei 350 componenti della Camera, Sánchez è passato alla seconda votazione a maggioranza semplice, con 167 voti a favore contro i 165 dei popolari e delle forze di destra, a partire dai neo-franchisti di Vox, ora terza forza politica di Spagna. Decisive le astensioni degli indipendentisti storici della Sinistra repubblicana della Catalogna (Erc), ma anche di EH Bildu, i baschi eredi di Batasuna. I socialisti e Unidas Podemos, la formazione di sinistra populista guidata da Pablo Iglesias, daranno vita un governo di minoranza con solo 155 seggi e il sostegno di altre piccole formazioni di centrosinistra e regionaliste. Autogoverno Sánchez dovrà barcamenarsi ottenendo i voti legge per legge e di sicuro l'astensione dei catalani non sarà gratis. Il primo incontro tra il governo di Madrid e quello regionale della Catalogna si dovrà tenere entro due settimane. Il Psoe spera di convincere i catalani a trovare un'intesa su un miglioramento dello statuto di autogoverno della regione di Barcellona, la più ricca del paese, ma Erc sospinto dalle forze indipendentiste dure e pure ben difficilmente rinuncerà a puntare sulla carta di un nuovo referendum per l'indipendenza. Costituzione Tutto ciò mentre i popolari guidati dal giovane e arrembante Pablo Casado sembrano aver completamente abbandonato ogni moderatismo per inseguire le grida dell'estrema destra nazionalista di Vox, che già accusa Sánchez di attentato alla Costituzione. C'è poi il ruolo degli alti organi giudiziari, in mano ai conservatori, che finora hanno scelto il pugno di ferro delle condanne e del carcere per stroncare le aspirazioni indipendentiste dei leader politici e di una vasta parte del popolo catalano. Tasse Impegnativo anche il programma economico anti-austerità proposto da Sánchez, a partire dalla abolizione della liberalizzazione del mercato del lavoro voluta dal suo predecessore, il popolare Mariano Rajoy, e poi l'aumento del salario minimo, oltre a tasse più alte per i redditi più elevati.

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