USA 2020, Michael Bloomberg in corsa per la candidatura tra i democratici

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Michael Bloomberg, miliardario ed ex sindaco di New York, ha annunciato ufficialmente di essere in corsa per la candidatura alle presidenziali Usa 2020 per il Partito democratico. Il 77enne tycoon, proprietario della società di servizi finanziari, software e massa media che porta il suo nome, ha annunciato di scendere in campo per "per sconfiggere Donald Trump e ricostruire l'America. La posta in gioco - ha detto - non potrebbe essere più alta. Dobbiamo vincere queste elezioni". Nomination Bloomberg si unisce agli altri 17 candidati in lizza per le primarie tra i dem, che partiranno il 3 febbraio con i caucus dell'Iowa per svilupparsi in una competizione lunga 5 mesi, con conclusione e relativa nomination alla Convention nazionale di luglio, a Milwaukee nel Wisconsin. Finora i favoriti sono l'ex vicepresidente con Obama, Joe Biden, e i senatori dell'area di sinistra del partito, Elizabeth Warren e Bernie Sanders. Bloomberg intende imporsi come front runner, ritenendo gli altri candidati non abbastanza forti per battere Trump. 'Piccolo' Il presidente in carica, quando avevano cominciato a diffondersi le voci di una candidatura di Bloomberg, aveva irriso il potenziale avversario: "Non c'è nessuno contro cui preferirei competere, che non il 'piccolo' Michael". Nato a Boston, Bloomberg è secondo Forbes l'ottavo uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato di 52,4 miliardi di dollari. Originariamente su posizioni democratiche, venne eletto per due volte  a partire dal 2001 sindaco di New York per il Partito repubblicano, che decise poi di abbandonare, e fu confermato una terza volta come indipendente. Metropolitana Nota fu la sua abitudine di raggiungere quotidianamente il Municipio della Grande Mela in metropolitana. Sul fronte imprenditoriale ha iniziato l'attività come banchiere a Wall Street e ha poi creato un vero e proprio impero dell'editoria finanziaria. Conosciute le sue iniziative filantropiche in campo ambientale, della salute, dell'educazione scolastica, ma anche in favore delle arti e per lo sviluppo dell'innovazione nel governo della cosa pubblica. Spot Bloomberg ha giocato la carta di entrare per ultimo in lizza tra i dem, ma ha già messo sul piatto un primo formidabile autofinanziamento da 30 milioni di dollari e il lancio di una massiccia campagna di spot tv. Non si presenterà al confronto nei primi quattro confronti (Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina), dove avverrà una scrematura degli altri candidati, per gettarsi invece a capofitto nelle primarie a partire dal classico "Super Tuesday" del 3 marzo, con votazioni contemporanee in una dozzina di Stati. Obama La sua entrata in campo potrebbe riportare verso il centro le posizioni del Partito democratico, come ripetutamente chiesto recentemente anche da Barack Obama. E un tweet del 'socialista' Sanders sintetizza l'ostilità delle voci di sinistra: "Sono disgustato dall'idea che Bloomberg o qualsiasi miliardario pensino di poter aggirare il processo di consenso politico e spendere decine di milioni di dollari per comprare le elezioni".

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