Nobel pace a premier Etiopia Abiy Ahmed, per fine guerra con Eritrea

. Esteri

Il premio Nobel per la pace è stato assegnato al primo ministro dell'Etiopia, Abiy Ahmed Ali, per l'impegno a raggiungere la pace con la confinante Eritrea, dopo venti lunghi anni di guerra e di tensioni. I due paesi hanno combattuto un sanguinoso conflitto di frontiera dal 1998 al 2000 e poi fino al giugno 2018, quando Abiy ha lanciato la sua proposta di pace, si era vissuta una sorta di guerra fredda, con pesanti ripercussioni sulle deboli economie dei due paesi per la mobilitazione militare continua e le spese in armamenti. Gedda Nel luglio del 2018 Abiy si recò nella capitale eritrea Asmara, per incontrare il presidente Isaias Afewerki e definire l'intesa di pace poi firmata nel successivo mese di settembre a Gedda in Arabia Saudita, con l'autorevole supervisione del principe ereditario, Mohammed bin Salman. Abiy ha dichiarato di essere "onorato e elettrizzato" per il premio: "È un premio dato all'Etiopia", ma "assegnato all'Africa - ha sottolineato -. Sono convinto che il resto dei leader africani lo prenderà positivamente, per lavorare al processo di costruzione della pace nel nostro Continente". Riforme Abiy, 43 anni, è il più giovane capo di governo in Africa, oltre ad aver sviluppato l'azione di pace con l'Eritrea si è anche mosso in favore di tutta l'area del Corno d'Africa, mentre sul piano interno - dall'entrata in carica come primo ministro nell'aprile 2018 – ha subito avviato una serie di forti e radicali riforme. Figlio di una coppia mista, padre musulmano e madre cristiana, è a capo del Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (EPRDF), di cui fa parte la sua forza politica il Partito Democratico Oromo, che rappresenta l'etnia Oromo primo gruppo in Etiopia, ma a lungo emarginato dalla guida del paese. Diritti umani Il premier ha dichiarato la fine dello stato di emergenza, ha liberato migliaia di prigionieri politici, ha ammesso e denunciato l'uso della tortura, licenziando funzionari implicati in violazioni dei diritti umani, oltre a annunciare e avviare piani di sviluppo economico. Per il prossimo anno sono previste elezioni libere e democraticamente regolate, in un paese federale dove sopravvivono tensioni tra le diverse etnie e le principali fedi religiose, quella cristiana della Chiesa ortodossa etiope e quella musulmana. Badme L'Eritrea dopo la Seconda Guerra mondiale venne federata all'Etiopia, che poi ne decise unilateralmente l'annessione. La lunga lotta di liberazione si concluse nel 1993, quando l'Eritrea ottenne l'indipendenza. Dopo una fase di convivenza pacifica l'1 maggio del 1998 scoppiò la guerra fratricida tra le due ex colonie dell'Africa orientale italiana per il possesso della sperduta località di Badme, costata la vita a ottantamila soldati delle due parti. Abiy al suo arrivo al potere ad Addis Abeba ha annunciato la rinuncia alle rivendicazioni territoriali in Eritrea, innescando così il processo di pace. Attentato Ma, nonostante il suo forte carisma personale e la determinazione, il premier etiopico è consapevole delle difficoltà di sviluppare politiche nuove nel suo paese e più in generale in Africa. Un segnale preoccupante è giunto lo scorso 23 giugno con un grave attentato durante un comizio del leader etiopico: una granata lanciata in mezzo alla folla a piazza Meskel nel centro di Addis Abeba, ha fatto due vittime e 165 feriti.

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