Braccino corto vip? I 'rider' alla guerra delle mance e del contratto

. Economia

Il 25 aprile la denuncia e il 1 maggio la lotta. I 'rider', i fattorini delle consegne a domicilio in bici o in motorino, ultima ruota del carro della "gigeconomy" hanno giocato una mossa che li ha portati sulle prime pagine nella loro battaglia contro lo sfruttamento e per un contratto di lavoro. "Se l'informazione è potere, noi rider liberiamo i dati". Detto fatto: sulla pagina Facebook di Deliverance Milano, "un sindacato sociale autonomo autorganizzato e una rete di supporto a sostegno dei lavoratori in lotta nella smart city", è apparsa una blacklist di vip che "non lasciano la mancia, nemmeno in caso di pioggia". L'indice è puntato verso cantanti, star di Instagram, calciatori, attori, musicisti, dj e influencer vari: "Inutile dire - sottolineano i fattorini - che questi personaggi famosi vivono in quartieri residenziali extralusso o nel centro delle città ed è significativo come sia più facile ricevere la mancia se si consegna in zone popolari o in quartieri periferici, piuttosto che in distretti fighetti e pettinati". Con questa mossa scoop torna ad alzarsi il livello dello scontro con Assodelivery, l'associazione datoriale delle aziende dell'economia digitale, ma anche nei confronti del governo e in particolare del ministro del Lavoro, il capo grillino Luigi Di Maio, che dopo le promesse elettorali sul contrasto alla precarietà ha deluso le aspettative. A febbraio scorso "rider, precari, sottoproletari digitali, studenti e attivisti" avevano manifestato a Milano davanti alla sede della Casaleggio con lo slogan: "Di Maio il rider non ci casca". Molto precise le richieste: "Rivendichiamo diritti, garanzie e tutele. Reddito e sicurezza sul lavoro. Diritti sindacali e riconoscimento del nostro status di lavoratori. Vede ministro, non abbiamo mai creduto alle sue facili promesse calate dall'alto; a chi preferisce parlare con i giornalisti prima che ai lavoratori". Ma netta e circostanziata è anche la presa di distanza dall'ideologia pentastellata: "Che differenza c’è tra Rousseau e le app di delivery, se poi nella pratica usano i dati per generare profitto al di sopra degli interessi di chi li produce? La vostra democrazia autoritaria e la vostra tecnologia chiusa" hanno il "solo scopo di creare consenso per calmierare ogni forma di conflitto e dissenso sociale". La goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha scatenato la guerriglia mediatica contro la grettezza del jet set è stato l'ennesimo incidente sul lavoro: la bici che scivola sull'asfalto umido, un ragazzo che si frattura il braccio. E nei mesi passati ci sono stati almeno due morti sulle strade delle consegne a domicilio, a Bari e a Pisa. Sulla carta sono lavoratori autonomi, ma per 2 euro a consegna corrono da una parte all'altra delle città, senza coperture assicurative e di fatto soggetti a turni e alla valutazione di un algoritmo. "Ricordatevi sempre una cosa clienti - si legge ancora su Deliverance Milano -, vi portiamo il cibo e qualsiasi altra cosa vogliate. Sappiamo tutto: cosa mangiate, dove abitate, che abitudini avete. E come lo sappiamo noi, lo sanno anche le aziende del delivery. Queste piattaforme come sfruttano noi lavoratori senza farsi alcuno scrupolo, sfruttano anche voi speculando e vendendo i vostri dati". Di qui la sfida: "Attente piattaforme digitali, questo è il futuro che vi aspetta: noi produciamo i dati, noi conosciamo i vostri punti deboli e non esiteremo ad usarli contro di voi. Per questo sciopereremo il Primo Maggio", con una manifestazione nel capoluogo lombardo alle 15,30 in piazza Morbegno e uno solo grido: "Vogliamo tutto quello che e' nostro e a modo nostro!!".
(foto da profilo Facebook Deliverance Milano)

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi