Guerra del petrolio tra Ryad e Mosca. I sauditi di Aramco aumentano produzione

. Economia

È ormai guerra petrolifera tra Arabia Saudita e Russia, dopo il fallimento dell'accordo OPEC+, ovvero l'intesa su produzione e prezzi nata nel 2017 tra il cartello OPEC guidato da Ryad e Mosca, maggiore esportatore mondiale non-OPEC. L'obiettivo, segnala una analisi dell'Ispi, era quello di "mantenere i prezzi del petrolio abbastanza bassi da mettere almeno in difficoltà (perché eliminarli si era già rivelato impossibile) i produttori shale", ovvero di petrolio non convenzionale tratto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante soprattutto negli Usa, "e tutti i newcomer con alti costi di estrazione". Coronavirus L'alleanza, già molto fragile per motivazioni non solo economiche ma anche geo-politiche, è saltata con la crisi determinata dall'emergenza mondiale coronavirus. Quello tra Ryad e Mosca è diventato un match senza esclusione di colpi. In questo quadro il prezzo del petrolio è sceso nel lunedì nero del 9 marzo di oltre il 30%, il più grande calo dalla Guerra del Golfo del 1991. L'Arabia Saudita, guidata dal super attivo principe Mohammad bin Salman, che negli stessi giorni ha condotto una nuova epurazione nella famiglia reale saudita per consolidare il proprio potere, ha ridotto i propri prezzi per rappresaglia al rifiuto della Russia di accettare tagli alla produzione. Trattative Ora, di fronte determinata resistenza di Mosca disposta a impegnare nella lotta le riserve del suo Fondo sovrano, la Aramco - la compagnia nazionale saudita di idrocarburi - ha annunciato che aumenterà la capacità di produzione di greggio di 1 milione di barili al giorno, portando il dato complessivo giornaliero a un potenziale di 13 milioni. Come in tutte le guerre in parallelo all'escalation, si infittiscono le trattative di pace. L'OPEC spera di giungere a un accordo in base al quale entrambi i contendenti concordino una riduzione della produzione- Il ministro russo dell'Energia, Alexander Novak, ha annunciato che Mosca invierà un rappresentante alla riunione del Comitato tecnico congiunto (JTC) dell'OPEC a Vienna il 18 marzo. Barile Secondo il Sole24ore, la Russia ritiene di essere "in grado di resistere fino a dieci anni con il petrolio a 25-30 dollari il barile", mentre l'Arabia Saudita, "indicano fonti di Energy Intelligence, ha iniziato a predisporre misure che la rendano in grado di fronteggiare una discesa anche a 12-20 dollari al barile. Ci sarebbe persino uno scenario, definito 'estremo', che contempla un prezzo inferiore a 10 dollari". Il ministro algerino, Mohamed Arkab, presidente di turno dell'OPEC, ha lanciato un appello a mettere da parte le divisioni per ritrovare un'intesa sui tagli di produzione: "Serve una rapida decisione per ribilanciare il mercato".
(foto da saudiaramco.com)

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

Aggiungi commento

Tutti i lettori possono manifestare il proprio pensiero nelle varie sezioni del sito. Ferma restando la piena libertà di ognuno di esprimere il proprio parere su fatti che possano interessare la collettività o sugli argomenti specifici da noi proposti, i commenti che risulteranno essere in contrasto con i principi esposti nel Disclaimer non verranno pubblicati.



Aggiorna