La notte in cui i gerarchi "processarono" il Duce

. Cultura

Il delitto Matteotti aveva creato una gran confusione anche tra i fascisti e pare che Mussolini, che non lo avrebbe ma voluto,  ne fosse molto turbato. L'evento cruciale accadde la sera del 31 dicembre del 1924, quando 33 consoli su presentarono all'improvviso a palazzo Chigi, E' un'anticipazione del libro natalizio di Bruno Vespa. Attraversarono saloni deserti fino a incontrare  in solitudine  l'usciere Navarra. Il poverino provo' ad annunciarli, ma questi lo seguirono entrando nella stanza di Mussolini prima di riceverne il permesso. I consoli erano guidati da due uomini che avevano combattuto con valore in guerra tra gli Arditi ed erano fascisti della prima ora, Enzo Galbiati e Aldo Tarabella. Mussolini rimase scuro in volto per l'improvvisa irruzione. Parlo' per tutti Tarabella, che subito ammise che gli auguri di fine anno erano solo un pretesto: "Siamo venuti da voi per dirvi che siamo stanchi di segnare il passo. O tutti in prigione, compreso voi, o tutti fuori. Le prigioni sono ormai piene di fascisti. Si sta facendo il processo al fascismo e voi non volete assumervi la responsabilita' della rivoluzione". Dopo una scaramuccia sulla boutade di costituirsi a Regina Coeli, Mussolini disse: "Ma infine che cosa si vuole? Cosa si chiede? Che cosa pretende lo squadrismo? Normalizzazione, normalizzazione". Tarabella: "Come! Voi che avete infiammato tanti giovani cuori, che tanto avete esaltato quesa santa canaglia, voi che avete indotto tanti giovani agli eroismi piu' sublimi, pretendete ora che questa santa canaglia a un colpo della vostra bacchetta magica si plachi? Via, eccellenza, voi esagerate!". Mussolini si ritiro' in difesa: "Ma voi vedete bene come sono deserte le aule di palazzo Chigi in questi giorni. Che vuoto pneumatico c'e' interno a me". Tarabella: "Duce, ci siamo noi che siamo fedeli!". E i consoli in coro: "Si ci siamo noi che siamo fedeli! Lo giuriamo!". Mussolini: "In uno dei momenti piu' delicati della mia vita politica mi hanno gettato tra i piedi un cadavere che mi impedisce di camminare". Qui Tarabella sferro' l'affondo decisivo: " Che capo di una rivoluzione siete se vi impressiona un cadavere? Ma e' forse troppo un cadavere, Duce, per la vostra grande rivoluzione?  Quanta acqua e' passata sotto i ponti da quell'ottobre del 1922.Allora voi vi misuraste con la corona? E ora? Sparita' il gran Giolitti e voi diventerete il notaio della corona". Mussolini era tramortito.Uno dei consoli grido'; "Bisogna fucilare i capi dell'Aventino!". E il Duce: "Bisognerebbe piuttosto fucilare gli assassini di Matteotti, che sono i veri responsabili di questa situazione". Alla fine tutti uscirono. Mai Mussolini era o sara' trattato cosi' male, nemmeno al Gran Consiglio del 25 luglio 1943. Galbiati e Tabarella la pagheranno. Saranno espulsi nel 1925 dalla Milizia, per indisciplina. Ma Mussolini, quella sera di San Silvestro, capi' che la sua sopravvivenza politica sarebbe dovuta passare attraverso un colpo di Stato, che comincio' tre giorni dopo, il 3 gennaio del 1925. Roberto Farinacci, il vero alter ego di Mussolini, aveva vinto.

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