L'Italia che affonda, odio e razzismo dalle curve alla politica e ritorno...

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Nessun nome, nessuna indicazione di squadra o di città, ma la pura e semplice proposizione di un quadro agghiacciante, che ormai nel nostro paese passa tranquillamente dalle curve degli stadi alle aule del Parlamento. Soltanto pochi giorni fa degli eletti erano rimasti ostentatamente seduti, quando l'aula parlamentare aveva reso omaggio a Liliana Segre, senatrice a vita, superstite dell'Olocausto, promotrice della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza. KKK E, puntualmente domenica allo stadio, gli odiatori professionisti hanno fatto la loro parte. Tutto questo in un micidiale cocktail di violenza, senso di impunità, ignoranza, arroganza sdoganato e anzi coltivato accuratamente dalla peggiore politica degli ultimi settanta anni, che ha deciso in modo sfacciato di riconnettersi ai mostruosi modelli di Berlino e Roma degli anni Trenta, al Sudafrica dell'apartheid e al suprematismo bianco del Ku Klux Klan. Buuu Capita così che, dopo aver promosso i 'buuu' razzisti dalla curva, uno pseudo capo ultrà venga chiamato in una trasmissione per dare conto delle sue gesta e con grande faccia di bronzo possa affermare: "B. è italiano perché ha la cittadinanza italiana, ma non potrà mai essere del tutto italiano". Dallo sfogatoio violento dei social, gli fa subito eco uno pseudo politico della nuova destra data come vincente e verso i "pieni poteri" nei sondaggi, che liquida Liliana Segre come una "nonnetta mai eletta", inserendosi nel delirante solco di chi - comico o politico disdicevole - insultava la senatrice a vita e premio Nobel, Rita Levi-Montalcini. Commissione Ma l'ultrà non pago va avanti nella sua spaventosa dissertazione: "Ce l'abbiamo anche noi un negro in squadra, che ha segnato e" gli abbiamo "battuto le mani"... e poi, conscio di avere alle spalle augusti giustificatori politici, prosegue nella smargiassata: "Ci sono problemi a dire la parola negro? Mi viene a prendere la Commissione Segre, perché chiamo uno negro? Mi vengono a suonare il campanello?". Parole raccapriccianti che dovrebbero trovare soltanto condanna, mentre anche da cosiddetti responsabili, personalità del mondo sportivo, giungono affermazioni di minimizzazione, che di fatto finiscono per essere di connivenza: "B.? Confermo che noi non abbiamo percepito nulla. I tifosi sono sì ironici, ma assolutamente non razzisti" e poi si va sul classico: "Quando ci sono episodi di razzismo siamo i primi a condannarli", ma - naturalmente - "è sbagliato generalizzare, se su 20 mila persone un paio (!) possono, magari (!), aver detto qualcosa (!)". Halle Si potrebbe commentare, come fa la Settimana enigmistica: "Senza parole", ma non bisogna dimenticare che meno di un mese fa in Germania dalle parole di odio, si è passati ai fatti con l'attentato alla sinagoga di Halle e a un fast food etnico, costato la vita a due persone per mano di chi, nutrito di antisemitismo, xenofobia e razzismo, puntava a fare una strage.
(foto di Casey Hugelfink)

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