A messa dal 18. Regioni: pressing su Conte per le riaperture. Borrelli "Se salgono i contagi si richiude tutto"

. Cronaca

I fedeli potranno tornare a messa dal 18 maggio. La decisione è stata presa dal governo dopo un incontro con la Conferenza Episcopale Italiana e permetterà ai cattolici di partecipare in chiesa alle celebrazioni per le festività dell'Ascensione e delle Pentecoste. La riapertura dei luoghi di culto e la partecipazione dei fedeli alle messe dopo due mesi di chiusura avverrà con l'applicazione di un protocollo sul quale hanno concordato la Cei e il Viminale: accessi contingentati (il numero lo deciderà il parroco), mascherine per tutti, i fedeli assisteranno con l'obbligo di osservare il distanziamento e quindi a distanza di sicurezza di almeno un metro tra loro, non ci sarà nessun contatto tra fedeli e  sacerdoti. Nè file o affollamenti per la comunione. L'ostia verrà distribuita dal celebrante, con i guanti, a chi ne farà richiesta. E addio confessionale: la confessione dovrà avvenire, dice il protocollo, "in luoghi ampi e arieggiati". Il tema delle riaperture ha caratterizzato la giornata del premier Conte che continua a subire il pressing delle Regioni per anticipare rispetto al cronoprogramma già annunciato e che minacciano di fare da sole. In particolare si vorrebbe anticipare al 18 se non all'11 maggio la riapertura dei negozi al dettaglio e quella dei bar e dei ristoranti programmata invece per i primi di giugno. Qualche apertura anticipata ci sarà, ha fatto capire il governo sempre contrario al 'libera tutti', ma non per tutte le regioni contemporaneamente e non con lo stesso timing: ci si regolerà in base all'andamento della curva epidemiologica  e quindi sul parere degli scienziati i quali anche oggi si sono sgolati per freddare gli entusiasmi di chi vorrebbe aprire tutto, ovunque e subito. Il presidente dell'Iss, Brusaferro, ha espresso la sua opinione affermando che "siamo ancora in pandemia ed è presto per cantare vittoria e abbandonare le precauzioni". Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli è stato più deciso: "Se i contagi aumentano si richiude tutto".

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