Il dato-choc: a Bergamo +568% le vittime a marzo rispetto all'anno scorso

. Cronaca

E' partita in modo complessivamente ordinato la fase 2 dell'emergenza coronavirus, con 4,4 milioni di italiani tornati al lavoro nelle aziende manifatturiere e gli altri più liberi di muoversi, per esempio con le visite ai parenti, ma mantenendo sempre le distanze e la mascherina. Una giornata, una sorta di d-Day, caratterizzata da prudenza e una diffusa compostezza ma anche, per tanti italiani, da qualche timore per una possibile impennata dei contagi che farebbe ripiombare il paese in un nuovo incubo. Quell'incubo iniziato due mesi fa e che, secondo i dati contenuti in un rapporto Istat-Iss pubblicato oggi, ha colpito massicciamente la Lombardia e altre regioni del Nord (al contrario di quanto è avvenuto nel centro-Sud) mietendo migliaia di vittime. A livello nazionale il dato-choc dice che i morti per Covid-19 nel mese di marzo 2020 sono stati il 49,4% in più rispetto alla media dei mesi di marzo dal 2015 al 2019. Ma a Bergamo il dato è ancora più impressionante: +568% di decessi rispetto alla media dei mesi di marzo dei cinque anni precedenti. Il rapporto Istat-Iss spiega in dettaglio come il coronavirus si sia accanito specialmente su 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. Nell'insieme di queste province, i decessi sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo. Sono passati da 26.218 a 49.351 (+23.133 ) e poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 (12.156). Le province più colpite hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane al Covid-19 con incrementi percentuali del marzo 2020 rispetto ai mesi di marzo 2015-2019 a tre cifre: Bergamo 568%, Cremona 391%, Lodi 371%, Brescia 291%, Piacenza 264%, Parma 208%, Lecco 174%, Pavia 133%, Mantova 122%, Pesaro e Urbino 129%. Invece nelle aree meno colpite dall'epidemia, soprattutto al Centro-sud, i decessi del mese di marzo 2020 sono mediamente inferiori dell'1,8% alla media del quinquennio precedente. Roma ha registrato un dato pari al -9,4%. Tornando al d-Day della fase 2 in nessuna parte del paese si sono registrati momenti di vera tensione. Molta compostezza. Ma troppa gente ad esempio ha viaggiato sui treni sovraffollati della ferrovia Cumana, a Napoli, che stamane hanno portato migliaia di persone al lavoro. Più gente in giro ovunque, e si sapeva, e più auto in circolazione, ma non è stato l'inizio di un pericoloso 'liberi tutti'. Pochi assembramenti infatti e ovunque tanti controlli. Nelle grandi città i mezzi pubblici non sono stati presi d'assalto - molti temendo la ressa hanno preferito muoversi in automobile - così come non c'è stato il temuto e caotico 'sbarco' a Napoli o in altre città del sud di cittadini meridionali dai treni provenienti dal Nord. Un quadro in qualche modo rassicurante pur con tutti i possibili inviti alla cautela in una giornata caratterizzata da nuove incoraggianti cifre sulla pandemia: più guariti, meno malati, meno ricoverati in terapia intensiva. Purtroppo ancora vittime, 195, ma per il secondo giorno consecutivo si è rimasti sotto quota 200. 

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