Scuole chiuse contro il virus, l'appello di Conte "Ce la faremo"

. Cronaca

Mentre l'allarmante contabilità del coronavirus, ancora lontano dall'aver raggiunto il picco, registra oggi 2.706 contagiati e 107 morti (ieri erano 79) con un aumento però del numero delle persone guarite (276, +70%), il governo vara misure precauzionali più drastiche per il contenimento dell'epidemia, e tra queste la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado e di tutti gli atenei fino al 15 marzo. Una misura che vale per tutto il territorio nazionale e che è stata assunta - ha spiegato il permier Conte - sentito il parere del comitato tecnico-scientifico. Dopo una giornata di annunci e smentite nel tardo pomeriggio la conferma delle decisioni del Consiglio dei ministri. Alla chiusura delle scuole si accompagnerà quella di cinema e teatri e per il calcio l'Ok allo svolgimento delle partite ma solo a porte chiuse fino al 20 marzo: spalti vietati ai tifosi dunque, una disposizione obbligatoria che taglia la testa a tutte le discussioni, imbarazzanti per la verità, tra i club e tra i club e la Lega e che vale anche per tutte le altre occasioni di aggregazione. Il tutto accompagnato dall'invito deciso ai cittadini, a tutti gli italiani, indipendentemente dalle zone rosse, gialle o blu, ad aderire a tutta una serie di accorgimenti per contenere l'espansione del virus: dal lavaggio delle mani da ripetere più volte nel corso della giornata, al mantenimento di un metro di distanza tra persone nelle relazioni sociali, al consiglio di non stringere mani o abbracciarsi o ancora a scambiarsi bottiglie e bicchieri. Per gli anziani l'invito a limitare le uscite, anzi meglio restarsene a casa. Quanto la situazione sia ancora preoccupante - soprattutto per i rischi di collasso del sistema sanitario nazionale che non ce la fa a fronteggiare la sfida del nuovo virus con le unità di terapia intensiva se il ritmo dell'epidemia non si arresta - lo testimonia l'appello via Facebook di Giuseppe Conte che ha cercato di informare e rassicurare il paese ma non ha potuto nascondere che siamo ancora lontani da una decrescita delle infezioni, sia pure accompagnato dall'ottimistica affermazione sulla vittoria finale - "Tutti insieme ce la faremo" -, quella di cui tra un pò di tempo, guardando indietro, potremo andare orgogliosi. "Non è la prima volta che ci troviamo ad affrontare emergenze nazionali, ma siamo un Paese forte, un Paese che non si arrende. E' nel nostro Dna. La sfida del coronavirus non ha colore politico, deve chiamare a raccolta l'intera nazione, è una sfida che ha bisogno dell'impegno di tutti" ha detto Conte nel suo appello. Scuole chiuse perchè "in questo momento siamo concentrati ad adottare tutte le misure dicontenimento diretto del virus o di ritardo della sua diffusione perché il sistema sanitario per quanto efficiente e eccellente rischia di andare in sovraccarico in particolare per la terapia intensiva e sub-intensiva". Domani le misure di sostegno economico a cittadini, imprese e settori che stanno subendo negative coseguenze dall'espansione del virus. Per l'emergenza coronavirus "per alcuni investimenti adotteremo il modello del ponte Morandi. Ricordate Genova?  Quel modello - ha concluso Conte - ci insegna che quando il nostro Paese viene colpito sa rialzarsi, sa fare squadra, sa tornare più forte di prima. Il modello Genova deve diventare il modello Italia".

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

Aggiungi commento

Tutti i lettori possono manifestare il proprio pensiero nelle varie sezioni del sito. Ferma restando la piena libertà di ognuno di esprimere il proprio parere su fatti che possano interessare la collettività o sugli argomenti specifici da noi proposti, i commenti che risulteranno essere in contrasto con i principi esposti nel Disclaimer non verranno pubblicati.



Aggiorna