Migranti, Salvini riapre la caccia. Cassazione, politiche per ingressi legali

. Cronaca

La situazione di caos in Libia e la ripresa del pattugliamento del Mediterraneo da parte delle navi Ong, rilanciano all'attenzione il tema migranti e il capo della destra Salvini dichiara riaperta la caccia. Al di là degli slogan alcuni punti di riflessione sono stati proposti dal procuratore generale della Corte suprema di Cassazione, Giovanni Salvi, nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2020. Paura Il procuratore parte da una premessa: "La tentazione del 'governo della paura'", può portare "a spostare le politiche pubbliche dal fenomeno e dalla sua complessità ai soli suoi risvolti punitivi". Insomma, "se di sicurezza si parla, è bene che sia valutato l'effetto criminogeno e di insicurezza che discende dalla mancanza di politiche razionali per l'ingresso legale nel Paese e per l'inserimento sociale pieno di coloro che vi si trovano". Salvi cita come esempio "la diffusione del lavoro nero in agricoltura e il crescere di forme di oppressione, che vanno persino oltre il caporalato. Gli agglomerati spontanei di lavoratori, privati di un contratto legale e di un trattamento dignitoso, sono una vergogna per il nostro Paese e una grave minaccia per la sicurezza. Questa situazione è ingestibile persino per i datori di lavoro, che vorrebbero poter ricorrere a un mercato del lavoro legale, in regime di concorrenza". Dignità Una situazione che alla fine incide sull'accesso al lavoro anche dei cittadini italiani, "perché non si tratta di 'lavori che gli italiani non vogliono fare', ma di lavori che vengono oggi svolti in condizioni disumane e prive di dignità". Decisiva poi appare una rivalutazione completa dei canali di ingresso legali, che "da anni sono chiusi. Ormai non viene nemmeno più redatto nei tempi prescritti il decreto flussi". Ciò viaggia di pari passo con "la cessazione dell'accoglienza e delle politiche di inserimento (sanitario, di insegnamento dell'italiano, di formazione professionale, di alloggio)", creando in questa situazione "un'ulteriore massa di persone poste ai margini della società, rese cioè clandestine". Strategia Un vero e proprio cambiamento di paradigma da tempo richiesto in particolare dal Partito democratico e dopo il risultato elettorale delle regionali, il segretario dem, Nicola Zingaretti, ha ribadito la richiesta agli alleati di governo pentastellati. Prioritario per Zingaretti è l'intervento sui decreti Salvini approvati dal precedente esecutivo gialloverde: "Dobbiamo cambiarli e costruire un'altra strategia per la sicurezza. Quelli dobbiamo chiamarli decreti propaganda e paura", mentre servono "dei nuovi decreti per la sicurezza urbana, che vuol dire: accoglienza, pulizia per le strade, investimenti sulle periferie, illuminazione, sport".

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