Quando Berlinguer si schiero' con la Nato

. Cronaca

"Intervistare Enrico Berlinguer era un affare di Stato. Il leader del Partito Comunista Italiano non concedeva  quasi mai colloqui con i giornalisti". Lo scrive sul Corriere della Sera il grande giornalista Giampaolo Pansa (quello per capirci che in occasione di un Congresso della Dc, ormai sul viale del tramonto, la defini' la Balena bianca) in un articolo dove ricorda un momento storico della nostra vita democratica. Una pagina che tutti gli amanti della politica dovrebbero leggere integralmente. Pansa comincia ricordando la figura Antonio Tato', celebre addetto stampa nonche' consigliere, quasi guardia del corpo, di re Enrico. "Era un signore robusto, ma asciutto, dal profilo a meta' tra il barbiere di lusso e il centurione romano. Capelli neri e coperti di brillantina e le sigarette sempre a portata di mano. Alberto Ronchey, giornalista sempre informato e spiritoso. lo aveva battezzato Suor Pasqualina, la monaca che si era occupata di Po XII". Grande ritratto, che per chi lo abbia conosciuto, lo ricorda meglio di una fotografia. Bisognava superare l'ostacolo Tato' per avere l'intervista e lui pretendeva di conoscere in anticipo le domande. All'epoca pero' in politica era normale. Alla fine Pansa ricorda di come fu ammesso a Corte, era venerdi' 11 giugno del 1976. "La prima cosa che notai fu l'aspetto del segretario. A 54 anni sembrava un ragazzino appena un po' invecchiato. Imperturbabile parlava a voce bassa. (era un caratteristica di Berlinguer). Fumava una Turmac dietro l'altra e si teneva su bevendo un po' di whisky annacquato". Poi: "Mi accolse con grande cortesia tra il timido ed il freddo  , tra una risposta e l'altra, MI REGALO' UNA PEPITA D?ORO". "Sotto l'occhio vigile di Tato' che mostrava di non gradire molto alcune  domande, Berlinger affermo0 che Si SENTIVA PIU SICURO SOTTO L?OMBRELLO DELLA NATO CHE SOTTO IL PATTO DI VARSAVIA". Spiego' "Io sento che non appartenendo l'Italia al patto di Varsavia, da questo punto di vista c'e' l'assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento. Ma questo non vuol dire che nel blocco occidentale non esistano problemi, Tanto e' vero che noi ci vediamo costretti a rivendicare all'interno del patto Atlantico, patto che non mettiamo in discussione, il diritto dell'Italia di decidere in modo autonome del proprio destino". Pansa gli chiese allora: "Lei mi sta dicendo che i socialismo nella liberta' sarebbe piu' realizzabile nel sistema occidentale che in quello orientale?". Re Enrico rispose: "Si' certo. Il sistema occidentale offre meno vincoli. Pero' stai attento. Di la' all'Est, forse vorrebbero che noi costruissimo il socialismo come piace a loro. Ma di qua, all'Ovest alcuni non vorrebbero neppure lasciarci cominciare a farlo, anche nella liberta'. Riconosco che da pare nostra c's' certo azzardo a perseguire una via che non PIACE NE' DI QUA NE' DI LA'". L'intervista usci' sul Corriere il 15 giugno 1976 e FECE GRAN RUMORE SIA IN ITALIA CHE IN EUROPA. Ed ha continuato a farne ancora tanti anni dopo. Fino a quando , il 24 maggio del 2000, a 24 anni dalla ma intervista, citando uno studio di uno storico sulla base di non meglio chiariti documenti conservati presso l'Istituto Gramsci , l'Unita' non usci' con un articolo che affermava che l'Urss era al corrente dello strappo di Berlinguer. Questo Pansa non lo scrive, ma la sua intervista segna l'inizio di quella grande operazione politica, poi fallita, che va sotto il nome di "compromesso storico". Con vicende che purtroppo non riguardarono solo la politica ma anche il terrorismo che porto' al rapimento ed all'uccisione di Aldo Moro, che era l'altro terminale del tentativo di conciliare il mondo comunista con quello cattolico. Fin dall'inizio ci fu chi intravide nelle parole di Berlinguer una mossa da Cavallo di Troia nel sistema occidentale con un funzione di ventriloquo del Cremlino. E chi invece vide solo uno strappo coraggioso alla ricerca di una nuova via nell'esclusivo interesse dell'Italia. Pansa e' tra questi ultimi perche' fu lui a raccogliere direttamente le parole di Berlinguer: "Metterei ancora adesso le mani sul fuoco per sostenere che le parole consegnate al sottoscritto erano del tutto impreviste ed imprevedibili. A confermarlo ci fu la reazione contaria di una parte del partito. Per primo Armando Cossutta che sbotto':"Questa cosa a Enrico gliela faro' pagare". Da ultimo Pansa ricorda l'affettuoso commiato "L'Italia ha bisogno di giovani come lei. Non perda entusiasmo per la cultura, continui a studiare e alla fine avra' reso un servizio al suo Paese, la NOSTRA POVERA ITALIA".
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