Tregua nel governo in attesa (o per paura?) delle decisioni UE. Juncker "State sbagliando"

. Politica

Tregua nel governo dopo il vertice concluso stanotte a palazzo Chigi tra Conte e i due vicepremier. Si è manifestata la voglia di chiuderla con le polemiche, quelle roventi tra Salvini e Di Maio che hanno caratterizzato gli ultimi due mesi e indotto il premier a porre ai duellanti un aut-aut: se continua così posso anche lasciare. Evidentemente, al momento, nè Salvini nè Di Maio se la sentono di aprire una crisi che potrebbe sfociare in elezioni anticipate. Ma non vogliono nemmeno vivacchiare, quindi via con la programmazione della 'fase 2'. Il fatto è - questo forse il motivo di fondo della tregua dichiarata- che incombe la prossima, temuta decisione della Ue se aprire o meno una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per debito eccessivo (con Juncker che oggi si è mostrato pessimista). In queso clima sembra prevalere, nelle parole di Conte e Tria che appaiono in perfetta sintonia, la voglia di dialogo con Bruxelles che potrebbe decidere di imporci una manovra correttiva. Dialogo sì con la Commissione dunque ma anche fermezza hanno chiesto per parte loro Di Maio e Salvini, con il leghista Borghi che si è augurato un'Italia "a testa alta" davanti a Bruxelles "che vorrebbe vederci in ginocchio, umiliati". Sull'atteggiamento che il governo intende tenere con l'Ue è stato chiaro il premier: non vuole essere il primo presidente del Consiglio italiano a beccarsi un 'cartellino rosso' dalla Commissione Ue... "Sono assolutamente fiducioso nella capacità di dialogo tanto del nostro Governo quanto della Commissione europea: una procedura d'infrazione sarebbe estremamente dannosa sia per le prospettive di crescita dell'Italia sia per l'intera Eurozona. L'impegno del Governo - ha spiegato Conte - è quello di concordare con i partner europei un percorso credibile di riduzione del debito, nel segno della sostenibilità sociale e senza attuare manovre recessive, che sarebbero in contraddizione con l'agenda di rilancio della crescita adottata sin dallo scorso anno". "Non so prevedere il futuro ma non credo che andranno fino in fondo" ha commentato Di Maio in merito alle decisioni dell'Ue sulla procedura di infrazione per l'Italia. "Non credo che l'obiettivo sia andare contro l'Unione Europea, ma di abbassare le tasse e migliorare la condizione degli italiani. Per ottenere quell'obiettivo ci vuole dialogo con la Ue ma anche prese di posizione ferme". Per Tria l'atteggiamento del governo italiano "sarà costruttivo".  "Ribadiremo le nostre ragioni agli altri paesi europei cui spetterà di trarre le conclusioni e cercheremo di trovare un ragionevole punto d'incontro" ha detto ancora il titolare di via XX Settembre secondo il quale "dovremo renderci disponibili a un dialogo serrato e costruttivo che consenta di arrivare a un accordo per evitare la procedura", ha aggiunto. Per Salvini la procedura va certo evitata ma l'obiettivo resta la riduzione delle tasse. Quanto sia delicato il momento lo dimostra un'intervista di Jean-Claude Juncker a Politico.eu: il presidente della Commissione ritiene che l'Italia stia sbagliando approccio. "Pensiamo che l'Italia si stia muovendo in una direzione sbagliata, quindi dobbiamo prendere decisioni rilevanti in questo campo, ma penso che l'Italia rischia di essere nei prossimi anni nella procedura per i disavanzi eccessivi" ha detto Juncker secondo il quale
il comportamento dell'Italia "non è ancora una minaccia per la stabilità finanziaria dell'Europa" ma il problema resta "serio". "Non voglio umiliare la Repubblica italiana con dichiarazioni pubbliche, perché ne ho il più grande rispetto per diverse ragioni - ha aggiunto Juncker - ma riteniamo che si stia muovendo in una direzione sbagliata".


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