Salvini e Di Maio tornano a parlarsi, verso un accordo sullo 'sbloccacantieri'

. Politica

Dopo un mese di gelo i due vicepremier sono tornati a parlarsi. Una telefonata dopo l'ultimatum lanciato ieri da Giuseppe Conte ("O si va avanti o mi dimetto") che fa presagire - anche se è ancora presto per dirlo - che Lega e Cinquestelle vogliono veramente tornare a collaborare per scongiurare una crisi di governo. Non si sa chi per primo ha fatto il numero dell'altro, fatto sta che fonti vicine a Salvini e Di Maio hanno parlato di una conversazione lunga, dai toni cordiali, e di "clima positivo" elevando a notizia-evento una chiacchierata che dovrebbe essere normale tra due alleati di governo. Ma in questi giorni, dopo il voto per le europee che ha evidenziato un ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega e Cinquestelle,  di normale c'è ben poco, non ultima la conferenza stampa del premier. Conte spera ora che la telefonata tra Salvini e Di Maio sia foriera di una ripresa di rapporti e segno di un'assunzione di responsabilità e di coerenza di comportamenti da parte dei suoi due vice - magari attraverso, subito, un accordo sullo sbloccacantieri - e cioè proprio quello che aveva sollecitato ieri nel suo appello. Fonti di palazzo Chigi rivelano infatti che il premier ha valutato "positivamente il fatto che dopo la sua conferenza stampa i leader delle due forze di maggioranza siano tornati a parlarsi". "Il ritorno al dialogo - secondo Conte - è una buona premessa per procedere nella giusta direzione". Lo si vedrà presto, nel giro di un paio di settimane, e il decreto 'sbloccacantieri' sarà la cartina al tornasole per verificare l'effettiva volontà di una rinnovata collaborazione. In mattinata prima delle telefonata tra i due vicepremier Conte aveva lanciato un ultimo appello proprio su quel decreto alla Lega avvertendo che "il tempo è poco": "Mi raccomando" aveva detto Conte sottolineando che il super-emendamento presentato da Carroccio per una moratoria di due anni del codice degli appalti rischiava di "creare il caos". La risposta di Salvini era stata questa: "Non ho alcuna intenzione di far cadere il governo, ma il governo è pagato per fare, i ministri e i presidenti sono pagati per fare". E sullo sbloccacantieri aveva aggiunto: "Non è la Lega ma il Paese che ha le idee chiarissime". Bisogna dunque "resettare il codice degli appalti, aprire i cantieri e cancellare tutta quella burocrazia". Insomma, aveva concluso, "la mia volontà c'è" ma se mi dovessi accorgere che tra 15 giorni ci ritroviamo qui a dirci le stesse cose, con gli stessi ritardi e gli stessi rinvii, allora sarebbe un problema...". La telefonata Salvini-Di Maio potrebbe aver avuto come risultato un accordo per lo sblocco del decreto attraverso uno stop parziale al codice degli appalti.
(foto di David Holt)

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