Raggi: domani la sentenza, chiesti 10 mesi. Se condannata deve lasciare

. Politica

Domani la sentenza del processo alla sindaca della capitale Virginia Raggi accusata dalla Procura di Roma di falso in atto pubblico. Se sarà di condanna - la pubblica accusa ha chiesto 10 mesi - la sindaca dovrà dimettersi, dal Movimento e quindi dal Campidoglio, in base al codice etico dei Cinquestelle sottoscritto da tutti gli eletti che prevede appunto le dimissioni obbligatorie dalla carica in caso di condanna anche solo di primo grado. Un codice perfettamente in vigore, come ha confermato il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, interpellato dai giornalisti sul caso Raggi. L'accusa di falso formulata dai Pm è per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, il consigliere più ascoltato in Campidoglio, a capo del dipartimento Turismo. Sempre secondo l'accusa la sindaca mentì alla responsabile dell'Anticorruzione del Campidoglio nel dicembre 2016 dicendo che aveva agito in autonomia perchè se avesse detto che la nomina di Renato Marra era stata gestita dal fratello sarebbe incorsa in un'inchiesta e quindi, in base al codice etico M5s, avrebbe dovuto lasciare. Oggi - con la Raggi presente a tutte le udienze - ha testimoniato l'ex-capo di gabinetto del comune di Roma Carla Raineri che ha parlato di Raffaele Marra (per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio per abuso d'ufficio) come del "consigliere privilegiato del sindaco". Sempre secondo Raineri Raffaele Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca tanto che per lui, in Campidoglio, erano stati coniati diversi soprannomi, da eminenza grigia a Richelieu, per sottolineare la debolezza della sindaca nei suoi confronti come quella della zarina al tempo di Rasputin. Virginia Raggi è sindaca d Roma dal giugno 2016: con i 461.190 voti ottenuti al primo turno delle elezioni amministrative (pari al 35,25%) risultò il candidato più votato. Il 19 giugno vinse il ballottaggio con 770.564 voti (67,15%), prevalendo sull'esponente del Pd Roberto Giachetti ottenendo 29 seggi nell'Assemblea capitolina e diventando così il più giovane sindaco di Roma della storia (aveva 38 anni) e allo stesso tempo, anche la prima donna a ricoprire tale carica.

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