Pd, Martina "si apre percorso congresso". Costruire alternativa che vada oltre i dem

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"Ho concluso il mio mandato", l'11 novembre è la data "buona" - ha detto a Milano il segretario dimissionario dem, Maurizio Martina - per l'Assemblea nazionale che porterà al congresso del Partito democratico. Un percorso che si apre e che convince Roberto Giachetti a sospendere dopo 40 giorni lo sciopero della fame: "Dopo mesi di parole abbiamo dei fatti: le dimissioni del segretario e la data di convocazione dell’Assemblea nazionale". Martina - che nei prossimi giorni potrebbe annunciare l'intenzione di mettersi in corsa come terzo incomodo tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e l'ex ministro dell'Interno, Marco Minniti, che però non ha ancora definitivamente sciolto la riserva sulla sua candidatura - ha sottolineato: "Il congresso è utile, il tema è come lo viviamo". Per Martina occorre sviluppare "un'alternativa che muove dal Pd, ma che inevitabilmente va oltre di noi. La radicalità è il tratto necessario della sfida che abbiamo davanti" e - ha aggiunto - "sono convinto che con la fatica di tanti, una prospettiva progressista e europeista batterà questo mostro che si aggira per l'Europa". Duro l'affondo contro il governo gialloverde che ha messo in campo "una manovra da ladri di futuro. Rischiamo di tornare in recessione e bruciare i sacrifici degli italiani. Si riempiono la bocca di sovranità, ma stanno svendendo l'Italia. Si presentano in Russia come se l'Italia fosse in vendita". Il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci, vicino a Matteo Renzi, osserva: "Si può anche posticipare il congresso, non mi straccerei le vesti", se invece "lo facciamo occorre che si tenga in tempi molto, molto rapidi", perché la campagna elettorale per le europee "sarà importante quanto quella del '46 e il Pd dovrà andarci compatto, serrando le fila". Dario Franceschini, ex ministro oggi in forte contrasto con Renzi, in una intervista a Repubblica ha chiesto a tutti un passo indietro per convergere sulla candidatura di Zingaretti, che sarebbe "il più adatto a interpretare il bisogno di discontinuità", visto che "ha sempre allargato il campo delle alleanze".

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