Cinquestelle, il via libera al gasdotto apre un altro fronte interno

. Politica

Il via libera al gasdotto Tap ha aperto un altro turbolento fronte interno per i Cinquestelle dopo i mal di pancia causati dal decreto fiscale, dal condono dell'abusivismo ad Ischia e dal non meno serio problema-Raggi. Si agitano e protestano i comitati no-Tap, chiedendo le dimissioni dei portavoce M5s locali fino ad arrivare a prendersela con la ministra del Sud Barbara Lezzi ("Se avete le palle come le stelle rimettete il vostro mandato! DIMETTETEVI!"). Invitano alla resistenza gli attivisti grillini pugliesi che strappano anche alcune tessere del Movimento. E tre parlamentari pentastellati hanno pubblicamente invitato il premier Conte a ripensarci ed a bloccare l'opera destinata a portare gas dal Mar Caspio alla Puglia così come tutto il Movimento aveva promesso in campagna elettorale, Di Battista in primis. I senatori Lello Campolillo e Saverio De Bonis e la deputata Sara Cunial hanno smentito la tesi formulata da Conte e poi ribadita anche da Di Maio che bloccare ora il gasdotto comporterebbe un costo pari a decine di miliardi di euro in penali, "come una finanziaria"."Conte sbaglia. Non ci possono essere penali, semplicemente perché - sostengono - non esiste alcun contratto tra Stato e Tap. Non ci possono nemmeno essere costi a carico dello Stato, semplicemente perché, non essendovi ad oggi il rispetto delle prescrizioni da parte di Tap, non vi può essere responsabilità dello Stato. Continuiamo ad avere fiducia nella magistratura".  "Da ministro dello Sviluppo economico - ha detto oggi Di Maio replicando sua volta ai suoi tre parlamentari - ho studiato le carte del Tap per tre mesi. E sono voluto andare allo Sviluppo economico anche per questo. Vi posso assicurare che non è semplice dovere dire che ci sono delle penali per quasi venti miliardi di euro. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente"Le carte un ministro le legge solo quando diventa ministro e noi del M5s non hanno mai fatto leggere alcunché. Quelli che sono andati a braccetto con le peggiori lobby del Paese l'unica cosa che ci dicevano è che eravamo nemici del progresso. Non ci hanno mai detto che c'erano delle penali da pagare. Le carte un ministro le legge solo quando diventa ministro e noi del M5s non hanno mai fatto leggere alcunché. Quelli che sono andati a braccetto con le peggiori lobby del Paese l'unica cosa che ci dicevano è che eravamo nemici del progresso. Non ci hanno mai detto che c'erano delle penali da pagare".

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