"Si può fare", il manifesto politico di Carlo Calenda

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"Si può fare", Carlo Calenda lancia il suo manifesto politico con la proposta di una "alleanza repubblicana", destinata a rinnovare e a restituire competitività al centrosinistra, oggi schiacciato dalla forza del populismo sovranista giallo-verde. L'ex ministro Sviluppo economico consegna a Il Foglio la sua analisi della situazione e le proposte per ripartire: "La crisi dell'Occidente ha portato alla crisi delle classi dirigenti progressiste, ma le nostre democrazie, colpite da una gestione superficiale della globalizzazione, non possono sopravvivere a un secondo shock di dimensione molto superiori", per questo "occorre riorganizzare il campo dei progressisti per far fronte a questa minaccia mortale". Secondo Calenda " è necessario costruire un'alleanza repubblicana che vada oltre gli attuali partiti e aggreghi i mondi della rappresentanza economica, sociale, della cultura, del terzo settore, delle professioni, dell’impegno civile". Priorità "tenere in sicurezza l'Italia" sia "sotto il profilo economico e finanziario"  - escludendo ogni ipotesi di uscita dall'euro e tenendo sotto controllo deficit e debito - sia dal punto di vista "della gestione dei flussi migratori", proseguendo "il 'piano Minniti'". Un "Italia più forte di chi la vuole debole", dovrà poi "proteggere gli sconfitti" della globalizzazione, "rafforzando strumenti come il reddito di inclusione" e con "nuovi ammortizzatori sociali e politiche attive" per il lavoro. Per Calenda si deve "investire nelle trasformazioni per allargare la base dei vincenti”,  promuovendo in parallelo "l’interesse nazionale nell'Ue e nel mondo. Per fare tutto ciò - conclude - occorre tornare ad avere uno Stato forte, ma non invasivo e che non butti i soldi pubblici". Subito arriva l’endorsement di Pier Carlo Padoan, che sintetizza: "Dare sicurezza all’Italia, proteggere i deboli, investire nelle trasformazioni, conoscere per crescere, modellare uno Stato presente, ma non invasivo". Bocciatura, invece, dal presidente dem, Matteo Orfini, che rispolvera una vecchia frase di Massimo D’Alema: "Oltre la sinistra c'è solo la destra. Non risolveremo i nostri problemi ripartendo dai nuovi nomi di partito, dalle formule o dalla somma del ceto politico. Per aprire una fase costituente - primo appuntamento l'Assemblea nazionale del 7 luglio - bisogna ripensare il Pd, le sue regole, darsi il tempo che serve per coinvolgere chi non ci ha più votato".

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