Di Maio, la Aquarius? Non si trovava in emergenza e noi vogliamo tagliare le unghie a gente come Buzzi e al loro business

. Politica

La nave Aquarius "non è una bagnarola" e pur con i suoi 629 richiedenti asilo a bordo "non si trova in nessuna situazione di emergenza". Parola di Luigi Di Maio, vicepremier e maggior azionista del governo giallo-verde, che snocciola su Facebook il suo punto di vista: "Il nostro governo ha deciso, visto che – ribadisce - non c’era nessuna emergenza, di non far sbarcare la nave e di fare appello agli altri paesi europei, affinché non lasciassero ancora una volta da sola l'Italia nella gestione dei flussi migratori che è un fenomeno che riguarda tutta l’Europa". La narrazione del leader grillino sull'odissea di donne, bambini e uomini che ha scosso le coscienze di un Continente, richiamando la vicenda della nave Exodus che nel 1947 doveva riportare in Israele i sopravvissuti dei campi di sterminio, prosegue: "E’ bastato fare ciò che avrebbero dovuto fare i governi precedenti, cioè dire l’Italia non può più farsi carico da sola di questa fenomeno globale, che finalmente si è attivato un altro paese. Questa è la dimostrazione - assicura convinto - che se si vuole si può fare". Dal ‘volere è potere’, Di Maio passa poi all’etica: "Da oggi l'immigrazione non è più un business su cui lucrano scafisti e professionisti dell’accoglienza", un business "che fa dire a certi gestori di cooperative che l’immigrazione rende più della droga" e ammicca: "Ve lo ricordate Buzzi, dell’inchiesta Mafia Capitale?” e chiosa: “Qui sono in ballo diritti umani di persone che vengono sfruttate per fare business, mentre l’Italia spende ogni anno miliardi delle tasse dei cittadini per gestire da sola una serie di emergenze che si susseguono senza sosta. E’ ora di dire basta. Vedete, non è facile dire basta al business dell’immigrazione, perché si rischia subito di essere bollati come razzisti, xenofobi e altri insulti simili. In realtà - tranquillizza il vicepremier - vogliamo fare solo cose di buon senso che vanno a vantaggio sia degli italiani che dei migranti". A questo punto ricorda: "Un anno fa avevo denunciato il fenomeno, avendo il coraggio di dire che alcune ONG facevano trasporto di migranti e non salvataggio, che sono due cose ben diverse!". Insomma, conclude un convintissimo Di Maio: "Chi voleva solo fare profitti, dovrà cercarsi un'altra occupazione. La fine del business dell’immigrazione è nei nostri venti punti. E oggi abbiamo messo la prima pietra".

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