Il Pd vuole sfatare l'adagio di Nenni e chiama alla mobilitazione, anche in vista di un probabile voto

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Due appuntamenti per cercare di sfatare, rovesciandolo come un calzino, l'inesorabile adagio attribuito a Pietro Nenni e trasformarlo in un bene augurante: 'piazze piene, urne di nuovo piene'. Il Partito democratico, dopo 90 giorni di crisi politica giallo-verde e il connesso assalto alla stabilità economica del paese, chiama i cittadini in piazza venerdì 1 giugno a Roma e a Milano, per far sentire la voce di quanti vogliono difendere le istituzioni, il Presidente Mattarella e il futuro dell’Italia nell’Unione europea. Il segretario reggente Pd, Maurizio Martina, nel suo stile sobrio assicura: "Ci saremo con la Costituzione in mano, per scommettere sulla nostra presenza dentro l'Europa e per rappresentare l'alternativa popolare alle irresponsabilità cui stiamo assistendo". Ironizza, ma senza sdrammatizzare, Maria Elena Boschi, da sempre nel mirino di leghisti e pentastellati: "Quando parlavano di governo del cambiamento, intendevano il governo del cambiare idea... suppongo. Ormai è un teatrino, ma continuando così le conseguenze le pagano", proprio come va sloganeggiando Salvini, "prima gli italiani". Il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, incalza: "Dopo 90 giorni e più di 200 mld di danni ai risparmiatori, alle famiglie ed alle imprese Salvini continua a fare il bullo sulla pelle degli italiani. Traditi i loro elettori, Lega e5Stelle tengono ancora in ostaggio il paese". Ma a guidare la possibile riscossa dem, dopo la debacle del 4 marzo, troviamo in prima fila il ministro uscente dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, promotore della la creazione di un "un Fronte Repubblicano contro lo sfascio". Di fronte allo 'stop and go' della coppia scoppiata Di Maio-Salvini, Calenda sottolinea: "Non siamo in mezzo alla crisi dei debiti sovrani oppure alla Brexit o ai subprime. Il deficit italiano era sotto controllo, la crescita c’era, le banche finalmente erano ok" e con un incredibile harakiri  si è deciso di provocare "una crisi finanziaria con i vaneggiamenti di Lega e M5S. Roba da matti veri". In questo sconquasso, Calenda è anche  impegnato a tenere a bada quelle che chiama "tutte le 50 sfumature di rosso", dal Fassina filo-Savona al cacciatore di giaguari Bersani, che – sostiene non senza una certa amarezza Calenda – è "ancora lì a dire che non si può fare un Fronte contro Lega e M5S, perché non siamo sicuri che solo chi è di 'sinistra-sinistra-sinistra' vi partecipi. A volte penso che siamo in un video game...".

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