Su conti e migranti l'Europa comincia a farsi sentire. E Salvini si infuria

. Politica

In un'altalena di ottimismo e pessimismo proseguono h 24 gli incontri tecnici per raggiungere un accordo sul programma di governo tra Cinquestelle e Lega. Ventre a terra si lavora alla ricerca di quella 'quadra' che consentirebbe a Salvini e Di Maio di recarsi da Mattarella, forse giovedì, dopo i tempi supplementari, per chiudere in un modo o nell'altro lo stallo politico che dura ormai da 72 giorni. Intanto però la voce dell'Europa comincia a farsi sentire, sul nodo dei conti pubblici e sul problema migranti, abbandonando quel diplomatico silenzio che aveva caratterizzato fino ad oggi il suo atteggiamento rispetto all'esito del voto in Italia. Una paio di dichiarazioni di merito, niente di più, che hanno fatto comunque infuriare il leader della Lega: "Inaccettabile interferenza". Che è successo? Su un tema caldo come quello dell'immigrazione, cavallo di battaglia della Lega e argomento che al momento divide centrodestra e Cinquestelle proprio nella scrittura del 'contratto' di governo è intervenuto il commissario Ue Dimitris Avramopulos augurandosi che sulla questione "non vi siano cambiamenti nella politica dell'Italia" (quella fin qui seguita dagli ultimi governi e contestata aspramente da Salvini). Il commissario è tornato anche a lodare l'Italia per quanto fatto, ricordando, tra l'altro, che il nostro paese è tra gli stati che hanno il "maggior sostegno" da Bruxelles. La replica è arrivata subito, dura: "Dall'Europa ennesima inaccettabile interferenza di non eletti. Noi abbiamo accolto e mantenuto anche troppo, ora è il momento della legalità, della sicurezza e dei respingimenti" ha twittato un Salvini furioso. Anche sui conti pubblici è arrivata una gelida puntualizzazione da Bruxelles, con le parole del vicepresidente della commissione Jyrki Katainen: in sostanza Salvini e Di Maio non si aspettino che l'Ue faccia eccezioni per l'Italia in tema di riduzione del debito e di osservanza delle regole del Patto di stabilità. "Le regole del Patto di stabilità si applicano a tutti gli stati membri e non ho segnali che la Commissione concederà eccezioni nei confronti di chiunque. Non è solo una cosa che sta a noi, alla fine le decisioni sul Patto le prende il Consiglio e non vedo segnali che i Paesi vogliano cambiare le regole o fare eccezioni per qualcuno" ha detto Katainen.

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