Mattarella lascia il notariato e diventa "Re Sergio"

. Politica

Mattarella cambia passo, come avvenuto a suoi illustri predecessori. "Non sono un notaio", dice ricordando Luigi Einaudi che nel '53 nomino' Pella presidente del Consiglio (allora la parola premier era sconosciuta), contro le indicazioni della Dc, partito di maggioranza relativa che avrebbe voluto Fanfani. Fù un governo balneare, nato ad agosto, per approvare il bilancio. Ed ottenne parole di apprezzamento sia da parte di Togliatti che di Nenni che pero', pur avendo ottenuto cio' che volevano, votarono contro. I socialdemocratici si astennero ed i monarchici votarono a favore. Va ricordato che a quei tempi i comunisti ottenevano molto con la manovra economica (ne disponevano tra il 30 ed il 40%), con aiuti e sussidi per i territori da loro controllati. Questa politica economica consociativa e' alla base dell'attuale debito pubblico, tutto accumulato in quegli anni. Da li a pochi mesi, nel '54, poi tocco' a Fanfani, che fece il suo primo governo, anticipatore del futuri centrosinistra degli anni Sessanta. Alla base della digressione storica di Mattarella c'e' che non lo convince affatto questo "governo del 50%", tutto contratto (con programmi reciproci attuati appunto al 50%) e poca ideologia. Lui rimane legato a principi che valgono più del realismo politico. Ovviamente sono i suoi principi, di uomo di sinistra, che poco gradisce i grillini e per niente i leghisti. Al massimo avrebbe visto meglio un governo M5s-Pd, con quello che era il suo partito a bilanciare certi populismi. Ora pero' vista la mala parata, mentre aveva già pronto il suo governo, con il premier in rosa, la Belloni, avverte Di Maio e Salvini che lui c'e' ed e' pronto ad esercitare tutti i suoi poteri, sul rinvio di leggi non gradite (puo' rinviarle una volta, se riproposte ed approvate prevale il Parlamento) e di scelta di premier e ministri. Insomma visti i tempi vuole succedere a Re Giorgio e prendere in mano le redini della situazione politica. Non sarà facile, perché sui poteri effettivi del Capo dello Stato, c'e' molto da discutere (la Costituzione in molti suoi punti e' elastica, molto elastica), ma certo l'Italia non e' una Repubblica presidenziale. E se effettivamente Mattarella avrà a che fare con Salvini e Di Maio si promettono scintille, che potrebbero anche accendere un "incendio istituzionale".

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