Governo M5s-Lega, il via libera da Berlusconi che "prende atto", non pone veti ma non vota la fiducia

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Berlusconi "prende atto" della volontà della Lega di formare un governo con i Cinquestelle, non è quello che auspicava ma non pone veti. Certo non vota la fiducia. Dopo ore concitate è sera quando l'ex-premier e leader di Forza Italia - mai così attese le sue parole -  diffonde da Arcore una nota che suona come un sostanziale via libera ai tentativi dell'alleato Salvini e di Di Maio in questa 'zona Cesarini' della crisi. Il governo Lega-M5S di cui si parla, per l'ex-Cav, comunque "non segna la fine dell'alleanza di centro-destra: rimangono le tante collaborazioni nei governi regionali e locali, rimane una storia comune, rimane il comune impegno preso con gli elettori". Poi il cuore della nota e l'apertura politica: "Se un'altra forza politica della coalizione di centro-destra ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i cinque stelle, prendiamo atto con rispetto della scelta Non sta certo a noi porre veti o pregiudiziali. I questo caso non potremo certamente votare la fiducia. Di più a noi non si può chiedere, anche in nome degli impegni che abbiamo preso con gli elettori". "Continuo a credere - dice ancora Berlusconi - che la soluzione della crisi più naturale, più logica, più coerente con il mandato degli elettori sarebbe quella di un governo di Centro-Destra, la coalizione che ha prevalso nelle elezioni, guidato da un esponente indicato dalla Lega, governo che avrebbe certamente trovato in Parlamento i voti necessari per governare. Questa strada non è stata considerata praticabile dal Capo dello Stato. Ne prendo atto". "Se un governo Lega-M5s non potesse nascere nessuno potrà usarci come alibi di fronte all'incapacità o all'impossibilità oggettiva di trovare accordi tra forze politiche molto diverse" conclude la nota berlusconiana non senza prima prendersela con i Cinquestelle che hanno dimostrato, dice l'ex-premier, "anche in queste settimane di non avere la maturità politica per assumersi questa responsabilità". Superato con questo si condizionato il nodo Berlusconi (astensione sulla fiducia?), resta quello della premiership. Ne stanno discutendo i due 'vincitori' del 4 marzo: se l'intesa va in porto Salvini o Di Maio a palazzo Chigi? O un passo indietro da parte di tutti e due a favore di un terzo come Giorgetti?

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