Da crisi politica a crisi istituzionale? Dubbi di Mattarella sul governo del Presidente ma non vuole Salvini. Governo balneare?

. Politica

E' una crisi politica difficile, una delle più difficili nella storia della Repubblica. Non solo non c'e' un accordo tra i partiti, ma non c'e' neppure una condivisione minima su come uscire dall'impasse ed eventualmente andare al voto. Mattarella aveva  fatto trapelare che nel caso lo stallo si protraesse anche dopo l'ultima chiamata al Colle di lunedì, quando in un giorno rivedrà tutte le delegazioni, avrebbe deciso lui. Si' ma che cosa? Un governo del Presidente, ovvero un governo di tipo tecnico, per affrontare i due temi più urgenti, la manovra economica, che il Parlamento dovrebbe approvare entro il 31 dicembre, per evitare l'esercizio provvisorio, e una  legge elettorale. Per poi tornare al voto nella prossima primavera. Il Capo dello Stato si e' pero' trovato di fronte ad un fuoco di sbarramento del M5s e della Lega, che di tecnici comunque vestiti, e tanto meno di magistrati chiamati al servizio della politica, non vogliono nemmeno sentire parlare. Cosa succederebbe se un governo pur impegnativo e di alto profilo non ricevesse la fiducia delle Camere? E se peggio fosse duramente contestato nelle aule parlamentari nel corso del dibattito sulla fiducia? Magari a quel punto anche con pesanti attacchi all'operato del Quirinale (finora tenuto debitamente fuori dalle polemiche)?  Equivarrebbe a dire che il Presidente della Repubblica viene bocciato dal Parlamento. A quel punto la crisi assumerebbe ben altri contorni e diventerebbe una crisi istituzionale, con tutte le debite conseguenze internazionali. Per questo nelle stanze del Quirinale si sta ragionando sul fatto che andare a votare a settembre o addirittura qualche settimana prima, addirittura a luglio, sciogliendo subito le Camere, non fa poi una gran differenza. Soprattutto si eviterebbero inutili rischi per il Colle. Anzi proprio la drammatizzazione della situazione tramite un messaggio al paese potrebbe mettere in evidenza le responsabilità e rendere comprensibile a tutti le cause di un immediato ritorno alle urne, pur con il Rosatellum, lo stesso sistema elettorale che ha certificato l'ingovernabilità. Ma un cambio di legge elettorale a breve e' pressoché impossibile, Perché un eventuale modifica, l'introduzione di un premio di maggioranza, a chi abbia avuto più voti (a parte l'incostituzionalità già espressa dalla Consulta per percentuali troppo basse) determinerebbe la vittoria del centrodestra se attribuito alla coalizione e al M5s se alla singola lista. Impossibile che qualcuno voti una legge a perdere. Al centro delle riflessioni di queste ore c'e' il classico "governo balneare", un governo che nasce semplicemente per andare alle urne, magari scavalcando l'afa di luglio e agosto. Naturalmente fa una bella differenza una sfiducia delle Camere ad un governo che dichiaratamente deve solo portare al voto o a un governo del Presidente. Almeno questa soluzione sarà accettata da Salvini e Di Maio? Probabilmente Mattarella lunedì li consulterà anche su questo. Perché vuole mantenere il più stretto rigore istituzionale, tanto da non continuare con Gentiloni per rispetto agli elettori. C'e' pero una cosa di fondo che forse Mattarella non valuta appieno per la sua formazione culturale ed ideologica. Logica e forse anche rispetto del responso popolare vorrebbero che l'incarico venisse assegnato, come poi e' successo in tutti in paesi in una simile situazione a partire dalla Germania della Merkel e alla Spagna di Rajoy, a chi ha preso più voti. Siccome l'attuale legge e' basata sulle coalizioni, dovrebbe essere Salvini il premier incaricato. E dovrebbe essere lui da presidente incaricato a svolgere un tentativo di dare vita ad un governo politico oppure mediare per avere il tempo di fare la manovra con il concorso delle opposizioni e magari ragionare su alcuni punti urgenti. Altrimenti dovrebbe essere il governo di Salvini ad andare alle urne. 

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