Di Maio alza i toni: no ad un governo di tregua, voto subito. E si appella ai cittadini contro i "traditori del popolo"

. Politica

Chi si presterà ad un governo di tregua (o del presidente, cui sembra stia pensando il Quirinale per superare lo stallo post-elettorale) "è un traditore del popolo". Alza la voce Luigi Di Maio, il capo politico dei Cinquestelle, attaccando quelle forze politiche che probabilmente non direbbero di no ad una chiamata del Colle intorno ad un esecutivo 'economico' incaricato di condurre in porto la legge di bilancio e portare il paese a nuove elezioni con o senza modifica del Rosatelum a ottobre o preferibilmente nella primavera prossima. Di Maio abbandona i toni istituzionali e indossa quelli del barricadero - quelli dei primissimi tempi della campagna elettorale - arrivando ad evocare una discesa in piazza dei cittadini per contrastare le mosse del duo Renzi-Berlusconi che, sempre secondo lui, si sarebbero accordati per far fuori politicamente i grillini impedendogli di andare a governare. Esaurita la politica dei due forni (la Lega o il Pd), che lo sta penalizzando nei sondaggi, e con palazzo Chigi su cui fortemente puntava più lontano, il candidato premier dei Cinquestelle va giù duro e chiede con forza il voto a giugno, anche col Rosatellum, convinto che si possano d nuovo chiamare gli italiani alle urne il 24 del prossimo mese. Altrimenti? Altrimenti - ha detto stamattina - i cittadini si possono chiamare in causa "in altri modi". "Escludere il M5s dal governo - ha argomentato - significherà ancora una volta chiamare in causa i cittadini: noi l'abbiamo fatto chiedendo il voto subito, ma è chiaro che il M5S a quel punto può chiamare in causa i cittadini in altri modi...". Ma a dar fuoco alle polveri stamane era stato il co-fondatore e garante del Movimento Beppe Grillo ipotizzando una sorta di 'golpe' in atto nei confronti dei Cinquestelle e chiedendo un referendum sull'euro (tanto da far dire a Renzi di essere orgoglioso di aver affossato l'ipotesi di un 'contratto' tra M5s e Pd...). E Di Maio, che aveva messo in sordina la sua scarsa simpatia per la moneta unica e l'Ue in campagna elettorale, ha dovuto subito precisare: "Grillo è uno spirito libero e lo conosciamo tutti: ma la linea sull'Europa e sull'euro resta sempre quella: cambiare tutto". "Ma per cambiare ce lo devono far fare. Escludere M5S dal governo significa escludere i cittadini dalle decisioni e non solo sull'Europa e sull'euro ma su chi deve governare. Insomma - ha concluso - non si deve tradire il voto degli italiani".

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