Giovedì e venerdì i partiti di nuovo al Colle, ma la nebbia resta fitta

. Politica

Giovedì e venerdì i partiti saliranno di nuovo al Quirinale per il secondo giro di consultazioni. Mattarella ci riprova sperando che i suoi interlocutori si siano chiariti le idee rispetto al primo giro e si presentino al suo cospetto con programmi coerenti e con ipotesi di maggioranze delineate se non proprio definite. Stavolta si comincia direttamente dai gruppi parlamentari: dalle 10 al pomeriggio inoltrato di giovedì toccherà a tutti, con il clou dalle 16,30 alle 18,30 quando entreranno nello studio alla Vetrata uno dopo l'altro il Pd, il centrodestra (unito in questa occasione) e, ultimi, i Cinquestelle. Venerdì tocca alle alte cariche. Al momento le speranze del capo dello Stato di venire a capo del puzzle della formazione di un governo sembrano davvero ridotte e già non si esclude una terza chiamata al Colle per arrivare almeno alla data del 21 aprile quando si terrà l'assemblea nazionale del Pd. Il quadro resta confuso come lo era la settimana scorsa al termine del primo round. Ieri Salvini e Di Maio si sono scambiati frecciate a distanza tanto da far ritenere che il loro programmato faccia a faccia non avrà luogo, almeno prima di giovedì ("Se mi chiama, rispondo" ha detto secco il leader della Lega). Il capo politico dei Cinquestelle ha replicato dicendo di aspettarsi una risposta proprio da Salvini, ovviamente riguardo allo 'sgancio' da Berlusconi. Di Maio ha poi chiarito che lui non vuole andare a palazzo Chigi "per non fare nulla":"Dobbiamo metterci al lavoro il prima possibile sapendo però che io non voglio fare il presidente del Consiglio per non fare nulla: si va al governo con una compagine che possa cambiare le cose" ha affermato. Dal versante Pd ha parlato il segretario reggente Martina replicando alle avances M5s: "Se Di Maio pensa di spaccare il Pd non ce la farà, il Pd discute ha punti di vista differenti, ma non ci facciamo comandare da qualcuno. Quello che contesto a Di Maio è che uno possa fare il pane in due forni e rischiare di bruciare tutto: per me infatti è inaccettabile che si pensi che Lega e Pd siano intercambiabili. Contano le coerenze programmatiche e di ideali. Non convince l'approccio che il primo che ci sta si governa. Non si governa così l'Italia". Insomma, giovedì si ricomincia.

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