La parola al Colle, domani inizia il primo giro di consultazioni

. Politica

A un mese esatto dal voto del 4 marzo Mattarella inizia domani al Quirinale le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Riceverà nello studio alla Vetrata le delegazioni dei partiti (48 ore, il clou giovedì, chiude il M5s) ma l'esistenza e l'insistenza sui veti incrociati lascia poche speranze di arrivare ad una soluzione in questo primo giro. E il fatto che si mormori che nè Di Maio nè Salvini, i vincitori del 4 marzo, abbiano voglia di premere sull'acceleratore con la richiesta secca di un incarico, forse per paura di bruciarsi subito, lascia capire che probabilmente al capo dello Stato servirà un secondo giro. Lo scenario è aperto ma a meno di colpi di scena nessuno al momento è in grado di entrare in quello studio sicuro di poter garantire una maggioranza in Parlamento e di poter presentare quindi a Mattarella i numeri giusti. Nessuno, al di là delle dichiarazioni di bandiera che si susseguono da giorni, sembra essere in grado di rispondere positivamente alla domanda - quella domanda - che l'"arbitro" sicuramente formulerà in apertura dei colloqui ai suoi interlocutori per decidere poi di conseguenza. Alla vigilia di questo primo giro neanche il Pd cambia verso attestandosi sulla linea dell'opposizione ma allo sesso tempo dicendosi pronto ad "ascoltare" Mattarella. Martina, il segretario reggente, ritiene difficile il percorso di un accordo con i Cinquestelle e non vede possibilità di dialogo nemmeno con il centrodestra. "Noi rappresentiamo in tutto e per tutto l'alternativa al centrodestra e anche ad alcune proposte di merito del M5s. Ascolteremo Mattarella - aggiunge - ma siamo fermi sulla linea dell'opposizione. La parola spetta ai vincitori del 4 marzo, che devono esplicitare qual è la prospettiva che si intende dare al Paese. Abbiamo un impegno sancito unitariamente con la nostra direzione. Sentiremo il Presidente e se ci saranno indicazioni non saremo insensibili".

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