La sfida di Renzi a chi flirta con Di Maio: "Parlate chiaro". E Calenda prende la tessera Pd: "Non punto alla segreteria"

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Il giorno dopo l'annuncio delle sue dimissioni, un annuncio che ha provocato mille polemiche per il timing che il segretario ha voluto dare al suo addio, Matteo Renzi ha sfidato ancora una volta chi nel Pd 'flirta' con Di Maio. Il capo politico dei Cinquestelle è alla ricerca di un sostegno parlamentare nel tentativo di formare un governo (ammesso che Mattarella scelga lui e non Salvini per l'incarico) e il suo sguardo è rivolto proprio al Pd, un Pd naturalmente 'derenzizzato', un Pd clamorosamente sconfitto che però è diventato ago della bilancia in questo complicatissimo dopo-voto. La sirena M5s sembra aver ammaliato più di uno tra i Dem - da Emiliano a Chiamparino, i più espliciti in questo senso - ma è proprio per stoppare questa ipotesi e per stanare chi nel partito è pronto a dare una mano a Di Maio che Renzi oggi ha postato di nuovo il suo pensiero: Pd all'opposizione e mai un governo con gli estremisti, siano leghisti o Cinquestelle. "Abbiamo perso, mi dimetto e ancora mi attaccate? Chi vuole un governo con M5s o con le destre, lo dica in direzione lunedì" ha scritto Renzi cui ha subito replicato Franceschini, il big tra i Dem che i rumor post-annuncio di Renzi indicavano come capofila degli scontenti e irrequieti, di quelli che avrebbero preferito dimissioni vere e subito per poi eventualmente trattare con chi sta cercando di formare un governo. "Non ho mai pensato - ha detto il ministro dei Beni Culturali - che sia possibile fare un governo con 5 Stelle, e tantomeno con la destra. Aggiungo che non trovo nemmeno traccia nel Pd di qualcuno che abbia in mente di farlo, quindi sono inutili polemiche o velenosi depistaggi mediatici". Chiamparino invece ha detto che trattare con M5s non deve essere un tabù e che, se serve, lui è pronto per la segreteria. Da sinistra gli ha fatto eco Emiliano spingendo apertamente per un'alleanza Pd-M5s: "Il Paese non ha possibilità di attendere lunghe trattative, si deve sapere subito che il Pd sosterrà lo sforzo di governo del M5s". In questo clima, mentre Zingaretti nega l'intenzione di puntare a guidare il partito, la mossa a sorpresa di Carlo Calenda, ministro per lo Sviluppo economico, che annuncia di voler prendere la tessera del Pd: "Non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c'è. Domani mi vado ad iscrivere al Pd". Molti hanno pensato: ha nel mirino la segreteria? No. Successivamente - dopo aver incassato il 'grazie' di molti big del partito a partire da Gentiloni - Calenda ha precisato di non voler essere divisivo e di non volersi certo candidare alla segreteria Dem: "Non conosco il partito, le persone che ci lavorano, la rete territoriale etc.. Candidarsi a qualcosa sarebbe davvero poco serio. E poi - ha concluso - non voglio essere in nessun caso un ulteriore elemento di divisione o personalizzazione. Lavoriamo tutti insieme". L'opinione di Emiliano sulla vicenda? "Pensare di sostituire Renzi con un uomo della provvidenza come Calenda è una bestialità". (Foto da Dagospia)

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