Di Maio, ecco la mia squadra. "Oggi ci deridono, lunedì ridiamo noi"

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Pronto a governare, quasi sicuro di superare il 40% e quindi di esser lui a dare le carte dopo il 4 marzo, Luigi Di Maio ha presentato oggi la sua squadra di governo composta da 17 potenziali ministri con cinque donne in posizioni chiave. Dopo le anticipazioni a rate dei giorni scorsi e delle ultime ore (il generale Costa all'ambiente, il professor Fieramonti allo Sviluppo economico, il nuotatore Fioravanti allo Sport e il prof. Andrea Roventini all'Economia) il candidato premier M5s ha presentato gli altri: Bonafede alla Giustizia, Elisabetta Trenta alla Difesa, Fraccaro ai Rapporti con il parlamento, Emanuela Del Re agli Esteri, Paola Giannetakis agli Interni, il medico Bertolazzi alla Sanità, il preside Salvatore Giuliano alla Pubblica istruzione, Conte alla P.A., Alessandra Pesce alle Politiche agricole, Contorti alle Infrastrutture, Tridico al Lavoro, Bonisoli ai Beni Culturali, Filomena Magino alla Qualità della vita e Sviluppo sostenibile. Una squadra virtuale, un'idea del 2014 di Gianroberto Casaleggio, ha ricordato Di Maio: "Qualcuno ci ha deriso per questa scelta, ma rideremo noi lunedì quando probabilmente gli italiani ci porteranno al 40%". Noi oggi fissiamo un nuovo benchmark per i ministeri, sarà difficile sostituirli con uomini di partito, con uomini di apparato" E ha spiegato: "Stiamo facendo una cosa mai fatta nella storia della Repubblica; presentare una proposta di squadra di governo prima delle elezioni. Le persone che presento oggi non sono patrimonio di una forza politica ma del paese, sono persone in linea con i valori in cui abbiamo creduto in tutti questi anni. Io sono orgoglioso delle eccellenze che sto per presentarvi, non è un governo ombra ma governo alla luce del sole". Dopo la presentazione del team al completo, le immancabili polemiche. Il partito Democratico ha avuto da ridire, anche con qualche ironia, su due nomi: quello di Paola Giannetakis, candidata al ministero dell'Interno che firmò un appello per il Sì al referendum costituzionale voluto da Renzi e quello di Salvatore Giuliano all'Istruzione che in un recente passato si era espresso a favore della Buona scuola, un'altra riforma del governo Renzi, salvo poi - oggi, quando gli è stato ricordato quel giudizio - ripensarci e sostenere tutto il contrario.

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