Legge elettorale torna in commissione. Una "liberazione" per Renzi? Nel M5S Di Maio perde con gli ortodossi

. Politica

E' tutto un leccarsi di ferite, quando a prevalere non e' invece un senso di liberazione, del tipo "noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo, la colpa e' degli altri". Il sospetto che Renzi non sia affatto dispiaciuto dell'affossamento della legge veleggia nei corridoi di Montecitorio. L'esaltazione dell'incidente dell'emendamento sui collegi trentini, approvato a dispetto dell'accordo, ne e' la prova tangibile. Non si trattava certo di un architrave della legge, poteva comunque essere modificato al Senato  e poi in una discussione parlamentare sono cose che capitano sempre. Sembra quasi che il Pd non aspettasse altro, quando Lorenzo Guerini ha esclamato "La legge elettorale e' morta, il M5S l'ha uccisa". La sensazione e' che Renzi sia già alla prossima mossa, al piano B. Ci sono già due leggi elettorali per definizione autoapllicative, L'Italicum, così come riscritto dalla Consulta. Ecco il Pd pensa ora di andare a votare con quelle. Scaricando contemporaneamente tutta la colpa sull'inaffidabilità del M5S ed insistendo anche con Mattarella su un Parlamento che "non riesce più a fare nulla". Il Renzi pensiero e' che a questo punto il Presidente non può fare finta di niente. Ha chiesto una legge elettorale, il Pd ha fatto il tentativo trovando pue l'accordo tra i quattro maggiori partiti. Ma tutto e' franato. Dunque che fare di fronte ad un Parlamento che non e' in grado di proseguire? Per non parlare dei rapporto ormai irrimediabilmente compromesso con l'alleato centrista, Alfano. Quindi la strada potrebbe essere quella di andare al più presto al voto, con la legge che c'e', aggiustata con un decreto sui punti che ha a cuore Mattarella. E se l'incidente e' capitato per così dire come il cacio sui maccheroni per il Pd, non si può dre altrettanto per i cinquestelle, che si sono dilaniati tra di loro. Di Maio ha perso lo scontro interno con gli ortodossi di Fico. E' stata una battaglia di strategie interne contrapposte ed e' stato consentito agli ortodossi la presentazioni di emendamenti, quelli si' ad alto rischio su punti portanti della riforma. Tre particolarmente scottanti, sui quali forse non si sapra' mai come sarebbe andata: voto disgiunto, preferenze,  premio di maggioranza. Certo se fosse passata una di queste modifiche si sarebbe veramente potuto dire a ragione che la riforma era morta. E' come sempre Beppe Griloo a riassumere l'umore dei suoi. A Di Maio che vedendo sfumare insieme alla legge elettorale anche le elezioni anticipate, gli spiegava: "Adesso si deve andare a votare e  basta, io non perderei altro tempo, impensabile riprovare a fare la legge elettorale", gli rispondeva liquidando iil Pd "Ma fatevela voi...".

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