La Yalta del nuovo millennio del proporzionale con la sfida tra "voto utile" e "voto identitario"

. Politica

Con la Yalta politica del nuovo millennio, ovvero il patto per il proporzionale tra PD-Fi-M5S e Lega si torna al secolo scorso, si torna più  meno a quella legge che fu decisa dai costituenti per non dare tutto il potere ad una sola forza. Il fascismo era una ferita tropo recante per permettersi un uomo solo al comando. Poi i comunisti che persero le famose elezioni del 48 contro la Dc, non vollero mai sentire neppure parlare di maggioritario. Cosi' quando la Dc provo' negli anni cinquanta a proporre un premio di maggioranza per chi si fosse avvicinato alla soglia di maggioranza, fu una rivolta in Senato per quella che fu subito bollata come la "legge truffa". Solo dopo Tangentopoli si arrivo' a cambiare più volte la legge elettorale, sempre in senso maggioritario con coalizioni permesse. Ando' in scena il ventennale duello tra centrodestra e centrosinistra, con Berlusconi e Prodi protagonisti. Sempre pero' traditi dai partiti con cui si erano coalizzati, da franchi tiratori e dai numerosi cambi dì casacca. Gli italiani pero' hanno cominciato a ragionare con la testa del maggioritario, dare un "voto utile", magari tradendo un po' le proprie idee ad uno dei due contendenti, piuttosto che all'ideologia di appartenenza. Cosa che era normale quando c'era il proporzionale. Ora per Renzi ma anche per Berlusconi si pone uno scenario nuovo. Entrambi vorrebbero che non entrassero i loro"cugini", di destra e di sinistra. Renzi soprattutto si deve guardare dai "cugini" della sinistra, che amerebbero farlo fuori insieme alle larghe intese. L'ex premier ha come obiettivo il intorno a palazzo Chigi, con la consapevolezza che, a meno di un clamoroso exploit alle urne, la strada per arrivarci sarà quella di un governo di larghe intese. Il suo progetto poggia su una scommessa e cioè che nessun'altra forza - oltre i quattro grandi partiti . entri in Parlamento, superando la soglia di sbarramento.  Ogni 5% fuori dalla sua contabilità potrebbe compromettere od almeno rendere più difficile il suo progetto. I guai per Renzi potrebbero arrivare proprio dalla sua sinistra. Perché in quell'area il fermento e' molto alto, con personalità del calibro di Letta e di Prodi, che spingono a votare si' a sinistra ma non per Renzi. Non vogiono le larghe intese con Berlusconi e neppure un governo guidato da Renzi. Su un "renzusconi" Bersani e' stato quanto mai diretto "Non in mio nome". Riuscirà questo schieramento a risvegliare l'anima identitaria di una certa sinistra o finirà per prevalere il richiamo di Renzi al "voto utile" (perché per la sinistra e' comunque importante arrivare primi e non farsi scavalcare da Grillo)? Nel centrodestra la situazione e' un po' diversa, perché giusto la Meloni, con la sua provenienza dal MSI può rivendicare un'identità. Per i centristi di Alfano il discorso si fa più difficile, al limite dell'impossibile. Perché i moderati del centrodestra dovrebbero dare il loro voto a lui e non a Berlusconi, che e' l'originale? Una cosa e' certa, se qualcuno dei piccoli entrerà a destra o a sinistra e ce la fara' in nome del voto indennitario, non vorrà le larghe intese, e lavorerà il più possibile perché Renzi non sia il prossimo premier. 

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