Legge elettorale, regge il patto Pd-FI-M5S-Lega. In settimana la Camera dovrebbe approvarla

. Politica

"Non credo che il patto cadrà". Matteo Renzi ora appare fiducioso dopo i dubbi della scorsa settimana e le tensioni grilline, prontamente sedate da Grillo in persona. La commissione Affari costituzionali sta andando avanti ad oltranza, dovrebbe finire il suo lavoro lunedì, per poi passare la riforma all'esame dell'aula che e' sovrana nelle sue decisioni. L'accordo tra i maggiori partiti sembra reggere e si sono fatti progressi su un nodo molto controverso. Appare ad un passo l'intesa sulla proposta  del Pd di ridurre i collegi uninominali (non più 303, ma 235, sotto il 40% degli elettori) e rimodulare, ampliandole le circoscrizioni, in base alle quali verra' lattribuito il voto proporzionale. In sintesi il significato di questa modifica e' che aumenta la quota proporzionale. Vengono anche ridotte le pluricandidature e nel contempo sono garantiti i vincitori dell'uninominale. Con un ksospiro di sollievo per molti big, soprattutto del M5S, che temevano di potere essere tagliati fuori. Forse tanta agitazione era anche dovuta a questo. Il M5S rinuncia alle preferenze, pero' insiste su un altro snodo fondamentale della riforma, chiede il premio di maggioranza, se un partito dovesse superare la soglia del 40%. La chiamano "clausola di governabilità". 

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