Ancora scosse, ma la politica divisa dal referendum non trova unita' nemmeno sul terremoto

. Politica

Nuova scossa, la quinta, dopo almeno 200 repliche minori, del 4,4 grado, alle 19,27 che ha interrotto un vertice con il capo della Protezione civile. L'incubo continua e migliaia sono gli sfollati. Molti i danni materiali mentre per fortuna questa volta sono almeno state risparmiate vite umane. Ma la paura continua ad essere tanta, mentre la pioggia rende difficili i soccorsi e il freddo si annuncia minaccioso nelle zone colpite. Lo sciame. sismico sta tenendo con il fiato sospeso intere popolazioni della dorsale appenninica. Visso e' un altro paese distrutto. Ad Amatrice e' crollato il famoso palazzo rosso, rimasto lo scorso agosto, miracolosamente in piedi fra le macerie. Il governo ha stanziato altri 40 milioni per fare fronte alle nuove esigenze, dichiarando un nuovo stato di calamita'. A preoccupare ora ci sono le basse temperature ed il pericolo di frane. La Protezione civile ha fatto sapere che ci sono 4000 sfollati, che questa volta andranno tutti in hotel. Le zone più colpite sono nelle Marche ed in Umbria. Ma anche questa volta il terremoto, che in altri paesi porterebbe ad una coesione nazionale, fa franare quell'unita politica, già messa seriamente in discussione dalle divisioni sul referendum. Tutto diventa politica in Italia, quando la posta in palio e' alta come nella consultazione del 4 dicembre. E la politica in tempi di referendum e' anche, da una parte volere mostrare l'efficenza del governo, la sua vicinanza alle popolazioni colpite e dall'altra parte strillare contro il governo, che non riesce a fare, e subito, tutto quello che dovrebbe. Certo il governo fa quello che può. Si può essere efficienti nei soccorsi e negli aiuti immediati, quasi impossibile alleviare del tutto chi e' materialmente colpito da danni così ingenti, che distruggono in un attimo anni di dure fatiche. Matteo Renzi si e' recato a Camerino, e ha subito lanciato il suo messaggio: "Da qui facciamo un appello perché il Parlamento approvi il più velocemente possibile il decreto sul terremoto". Poi: "Vi porto l'abbraccio di Mattarella, la mia e' una presenza di attenzione, ma ora vi lascio lavorare". Da Brunetta di Forza Italia la replica: "Ma quando? Ma dove? Ancora non c'e' nessun decreto in Parlamento. Renzi e' un imbroglioncello di provincia che gioca con il mondo, con le disgrazie, con tutto. L'etica e' roba seria e non e' nella sua disponibilità". Anche i cinquestelle ci sono andati giù duro, così come la Lega. Il pentastellato Gianluca Castaldi dice: "Le parole di Renzi? Mi ricordano la barzelletta delle tre buste. Quando si insedia un nuovo governo il precedente gli lascia tre buste. Chi arriva apre la prima: c'e' scritto: quando sorgono i primi problemi dai la colpa al governo precedente. Alla seconda problematica si apre la seconda busta, con scritto: dai la colpa al Parlamento. Poi quando giunge l'ora di aprire la terza ed ultima busta, c'e' scritto: ora prepara le tre buste". Al di la' delle polemiche ecco come stanno le cose. Innanzitutto un decreto si fa, perché a differenza di un disegno di legge e' immediatamente operativo. Il Parlamento ha sessanta giorni di tempo per convertirlo, ma i suoi effetti si sono già dispiegati. Attualmente il decreto del 24 agosto sul terremoto di Amatrice e' al Senato dalla scorsa settimana e ancora deve passare alla Camera. Ma questi sono i tempi parlamentari, che se anche si vogliono rapidi, non cambiano neanche di fronte a catastrofi. Ed i decreti, spesso usati a sproposito, dovrebbero servire proprio per fronteggiare fatti improvvisi ed imprevedibili con la massima tempestività. Nessun governo può agire diversamente, ma la politica ha le sue regole, ed alla vigilia del referendum tutto viene visto in funzione del voto. Sbagliato "accusare" il Parlamento, sbagliato accusare il governo In Europa non apprezzano.

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