Campagna elettorale moscia mentre Monti torna a pensare al Colle

. Politica

La campagna elettorale prosegue abbastanza stancamente, a parte qualche fuoco d'artificio, come la vicenda del Monte dei Paschi di Siena o il commento di Berlusconi sul Duce "buono". (Voluta o scappata?). Del resto dice cose che meta' degli italiani pensano. Ovviamente non l'altra meta'. E lui si rivolge ovviamente alla sua meta'. Poi l'affaire del MPS, con tutte le sue ricadute, che in qualche modo coinvolgono, almeno per amicizie dichiarate, il Pd. Ma le banche sono tutte cosi', sia sui guagagni che sugli investimenti. E quando girano tanti soldi, le manovre si sprecano. Al di la' di tutto, la campagna elettorale non decolla sia per mancanza di scontri diretti tra i vari leader, sia per la ripetitivita' delle tesi a confronto, che non esaltano certo gli italiani. Neppure Grillo riesce a scuoterla. Tutto poi sembra ormai abbastanza scontato: vittoria di Bersani alla Camera, che con circa il 40% avra' per il premio di maggioranza che gli consentira' di avere il 55% dei deputati. (E quando il Pd criticava l'attuale sistema elettorale, sapeva benissimo che era l'unico che gli poteva consentire di vincere. Ed infatti, legittimamente, si sono guardati bene dal toccarlo. Magari se saranno in difficolta' per la prossima volta, ridiventera' l'odiato Porcellum, e vorranno cambiarlo. E' la politica). Al Senato invece la situazione piu' probabile e' la vittoria del Pdl con la Lega in Lombardia e Veneto ed in Sicilia. Situazione che renderebbe indispensabile per il centrosinistra la compagnia di Monti, che se la gode e dice: "Nuova manovra? dipende dal voto". Subito la replica della Camusso: "Una minaccia, chiarisca sui conti". Ma quello che di piu' interessante Monti ha detto, e' che la sua candidatura al Quirinale non e' irrimediabilmente compromessa ed ha precisato: "Non e' un mio obiettivo. Se lo fosse stato mi sarei comportato diversamente". Ed ha aggiunto: "Comunque dipende dagli altri, non da me". Ma per il furbo professore, da tecnico ad abile politico, tanto che ha gia' un accordo con Bersani da verificare dopo il voto, molte strade  sono aperte ed ha anche lanciato l'idea di una grande coalizione senza pero' Berlusconi. Forse l'ascesa lo ispira anche di piu' e non solo per l'appoggio della Chiesa. Una considerazione e' d'obbligo. Anche per il Quirinale sarebbe stato meglio non contare nulla ed aspettare gli altri od avere un partito del 15%, che potrebbe essere determinante? Naturalmente molto conteranno anche i numeri. Certo che ne' Prodi, ne' D'Alema la stanno prendendo bene. Cominciano a sentirsi tagliati fuori. Ed i due sono dei combattenti. Per cui si preannuciano scintille. E comincia a preoccupoarsi anche Casini, mentre Fini e' rassegnato.

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