Brexit, approdo finale ancora lontano. Ministri si dimettono dopo ok di May a intesa con Ue

. Esteri

"Una buona Brexit è nell'interesse del popolo britannico". Theresa May ha difeso davanti alla Camera dei comuni il suo ok alla bozza di 585 pagine concordata con Bruxelles dopo 18 mesi di ardue trattative. La rotta verso l'approdo finale del divorzio tra Unione europea e Gran Bretagna è stata individuata, ma si mostra ancora piena di rischi. Mercoledì la premier, dopo una riunione di 5 ore del suo gabinetto, aveva annunciato il via libera all'intesa, ma le resistenze nell'ala dura dei conservatori e la contrarietà degli unionisti nordirlandesi del DUP, che con il loro pugno di voti tengono in piedi il governo di minoranza della May, si sono fatte subito sentire. Tre componenti del governo si sono dimessi per protesta: il ministro alla Brexit, Dominic Raab; la sua collega del Lavoro, Esther McVey; e il viceministro per l'Irlanda del Nord, Shailesh Vara. Ai Comuni - in una seduta nervosa con urla e battibecchi - netta anche la bocciatura da parte del leader dell'opposizione, il laburista, Jeremy Corbyn, che ha parlato di un "pasticcio" che supera i paletti posti dalla stessa May. La premier ha ribadito che il documento sottoscritto "non è l'accordo finale", sul quale in ogni caso si dovrà esprimere il Parlamento, ma "votare contro ci riporterebbe al punto di partenza. Vi chiedo il sostegno pensando all'interesse nazionale. Ho scelto di fare ciò che è meglio per il popolo britannico". Secondo la bozza il Regno Unito lascerà l'Ue venerdì 29 marzo 2019, ma una fase transitoria - prorogabile con un'intesa tra le parti - durerà fino al 31 dicembre 2020, mantenendo la situazione attuale per permettere alle amministrazioni pubbliche, ai cittadini e alle imprese di adattarsi al cambiamento. Theresa May ha precisato: "Non farò finta che questo sia stato un processo agevole o che il Regno Unito o l'Ue siano completamente felici. Possiamo scegliere di andarcene senza un accordo o rischiare di non andare affatto alla Brexit, oppure ancora restare uniti e sostenere l'accordo migliore che possa essere negoziato". Da sempre esclusa la possibilità di un nuovo referendum, non resta che continuare nel confronto che ha come nodi chiave i diritti dei cittadini, la frontiera tra le due Irlande e la questione degli impegni finanziari. Anche il capo negoziatore Ue per Brexit, Michel Barnier, ha definito l'accordo come "una tappa verso la conclusione dei negoziati, ma per costruire una partnership ambiziosa e durevole con il Regno Unito resta del lavoro".

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