Brasile, il populista anti-corruzione Bolsonaro in testa ai sondaggi

. Esteri

Populismo e lotta - quantomeno dichiarata - alla corruzione: questo sembra essere ormai il binomio vincente in politica a livello mondiale. In Brasile, in vista delle elezioni presidenziali e politiche del prossimo 7 ottobre, i sondaggi indicano al primo posto Jair Bolsonaro, 63 anni, ex ufficiale dei paracadutisti ai tempi della dittatura militare, leader del Partito Social-Liberale di orientamento nazional-conservatore, che appare intenzionato a capitalizzare il malcontento con un trito messaggio anti-establishment. Finora in testa ai sondaggi c'era il candidato del Partido dos Trabalhadores (PT), l'ex presidente Lula, ma il Tribunale Supremo Elettorale (Tse) ne ha bocciato la candidatura a causa della condanna definitiva per corruzione, considerata dai suoi sostenitori una "sentenza politica". A Bolsonaro va il 22% delle intenzioni di voto, seguono la candidata ambientalista, Marina Silva, e Ciro Gomes del Partido Democrático Trabalhista (PDT), affiliato all'Internazionale socialista, con il 12% ciascuno. Molto staccato Fernando Haddad, possibile sostituto di Lula, nel caso vengano respinti tutti i ricorsi dell'ex sindacalista, che raccoglie il 6%. Quasi un terzo degli elettori resta però indeciso, rendendo la prossima una delle elezioni presidenziali più imprevedibili nella storia del paese. In Brasile è previsto il doppio turno e in caso di ballottaggio al momento, come è accaduto in Francia per la candidata dell'estrema destra Marine Le Pen contro Macron, Bolsonaro potrebbe essere battuto sia da Silva sia da Gomes. "Stiamo per gettare i vecchi leader nella pattumiera della storia", ha detto Bolsonaro aprendo la campagna elettorale in un sobborgo popolare di Brasilia prendendo a calci un pupazzo raffigurante Lula. Il programma elettorale contiene tutti gli stereotipi dell'estrema destra, a partire da ordine e difesa della famiglia tradizionale, ma Bolsonaro ha aggiunto il pepe di proposte come porre le scuole pubbliche sotto il controllo dell'esercito, armare i "bravi cittadini" e pagare speciali bonus ai poliziotti per ogni criminale ucciso. Quanto all'economia solo deregulation allo stato brado, sostenuta dal possibile futuro ministro, Paulo Guedes, conosciuto con il nomignolo di "Chicago Boy".

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