La "libecciata" scoperchia "l'Europa che non c'e'". Macron "aizza" Haftar

. Esteri

Una delle cose che si racconta caratterizzino il generale Khalifa Haftar è il vezzo di firmare con un pennarello le bombe. Quelle che stanno cadendo su Tripoli non portano la sua firma, ma sono tutti convinti però che ci sia lui ad appoggiare il tentativo di golpe contro il governo legale e riconosciuto internazionalmente di Fayez al-Sarraj. E ad "aizzare" Haftar, la volpe della Cirenaica, ci sarebbe Macron, che dalla ulteriore destabilizzazione intende trarre vantaggi energetici ed economici per la sua Francia. L'Italia è schierata per la pace con il potere costituito a Tripoli, rappresentato appunto da Sarraj. Intanto in otto giorni di combattimento i morti sono già una cinquantina e i feriti quasi duecento. Con 400 detenuti che hanno approfittato degli scontri per evadere. Intenzione di Haftar è fare cadere l'attuale governo, che accusa di corruzione oppure in subordine riuscire a fare indire elezioni entro il 2018. Cosa che vista la situazione del paese appare irrealizzabile, anche se appoggiata dai francesi, addirittura pronti a ipotizzare la data del 10 dicembre, e velatamente a minacciare il nostro ambasciatore Giuseppe Perrone, che le ritiene irrealizzabili. Sarkozy nel 2013  con quell'intervento militare che fece digerire a malincuore agli alleati occidentali (Berlusconi allora al governo era contrario) riusci' a fare piombare il paese nell'anarchia con la divisione in centri di potere. Con due parlamenti e due governi, quello legittimo di Tripoli e quello di Haftar, con varie milizie impegnate a cercare di sfruttare le risorse economiche e le riserve energetiche oggi lo scenario non è meno preoccupante. La "libecciata" di questa ennesima guerra mette a nudo "quell'Europa che non c'è". Perché sì esiste una Ue che regola l'economia, con regole anche severe per i paesi con più in difficoltà, ma non c'è quella di una politica internazionale comune, che superi i singoli interessi di parte e tanto meno quella riguardi una difesa comune. Che non sempre si può definire soltanto di difesa, visto che gli interventi più o meno diretti in luoghi dove ci sono dei conflitti sono sempre più frequenti.

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