Libia, battaglia a Tripoli. Al-Sarraj dichiara stato emergenza

. Esteri

Libia nel caos per il riaccendersi degli scontri armati tra le diverse milizie nell'area Tripoli. Il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Fayez al-Sarraj - riconosciuto dalle Nazioni Unite - ha annunciato lo stato di emergenza nella capitale e dintorni, dopo le violenze che negli ultimi giorni hanno provocato almeno 39 morti e un centinaio di feriti. La decisione del GNA è stata presa "per proteggere i cittadini e la sicurezza, gli impianti e le istituzioni vitali che richiedono tutte le necessarie misure militari e civili". Media locali riferiscono dell'avanzata dei miliziani della Settima brigata, nota anche come milizia Al Kani, che ha la sua base nella cittadina di Tarhouna a 60 chilometri a sud di Tripoli. E proprio dalla zona meridionale della capitale gli uomini guidati da Abdel Rahim Al-Kani puntano sul quartiere di Abu Salim, che apre la strada al centro storico di Tripoli e all'area dei ministeri, ancora controllato dai gruppi armati rimasti fedeli ad al-Serraj. Combattimenti sono in corso anche lungo la strada per l'aeroporto internazionale di Mitiga, chiuso al traffico con i voli dirottati sullo scalo di Misurata. La formazione ribelle dichiara voler continuare a combattere fino alla liberazione di Tripoli dalla "corruzione" e dalle altre milizie presenti nella capitale. Tra i gruppi impegnati negli scontri ci sarebbero anche due formazioni provenienti da Misurata e più o meno collegate a al-Sarraj: nella zona dell'aeroporto la Brigata al Samoud di Salah al Badi, controversa figura di dell'ex coalizione islamista Alba libica; mentre nei quartieri della capitale è schierata la Brigata 301, già denominata Katjiba Halbous. Azioni negoziali per fermare il nuovo bagno di sangue sono in atto da parte delle Nazioni Unite e di rappresentanti della Shura degli anziani, organo consultivo del governo. Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha chiesto la fine delle violenze, come previsto dall'accordo di cessate il fuoco negoziato dall'organizzazione internazionale. Netta condanna della "escalation di violenza a Tripoli" è venuta con una presa di posizione congiunta dei governi di Italia, Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna. L'ambasciata italiana, nelle cui vicinanze sabato mattina era esploso un colpo di mortaio, ha comunicato via Twitter che resterà aperta: "Continuiamo a sostenere l'amata popolazione di Tripoli in questo difficile momento".

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