Zimbabwe: scontri e morti, l'opposizione contesta il voto

. Esteri

La capitale Harare in stato d'assedio e almeno tre morti tra i manifestanti che contestavano il risultato delle elezioni presidenziali e politiche nello Zimbabwe, l'ex Rhodesia britannica, paese dell'Africa meridionale senza sbocco al mare. L’appuntamento elettorale giunge a otto mesi dal golpe che, a novembre 2017, ha portato alla destituzione l'ultra novantenne Robert Mugabe, il leader della lotta anticoloniale che aveva guidato lo Zimbabwe ininterrottamente per quasi quarant'anni dai giorni dell’indipendenza. Il presidente in carica, il 75enne Emmerson Mnangagwa, leader del partito di governo - lo ZANU-PF fondato proprio da Mugabe – ritenuto il probabile vincitore, ha invitato i manifestanti a sospendere i tumulti: "In questo momento cruciale - ha detto - dobbiamo mettere al primo posto la sicurezza del nostro popolo. E' l'ora della responsabilità e, soprattutto, della pace". Finora la commissione elettorale nazionale ha fornito soltanto dati parziali sulle politiche, che attribuiscono allo ZANU-PF la maggioranza dei seggi in Parlamento. Secondo i dimostranti, chiamati in piazza dal Movement for Democratic Change (MDC), la diffusione di questi dati servirebbe unicamente a nascondere l'esito del voto per le presidenziali e il successo di Nelson Chamisa, il 40enne capo dell’opposizione, che con un tweet ha rivendicato la vittoria: "Avete votato per il cambiamento totale. Insieme abbiamo vinto e nessuna manipolazione modificherà la vostra volontà". Gli osservatori della Comunità di sviluppo dell'Africa meridionale (SADC), l'organizzazione regionale che comprende quindici paesi dell'area, hanno definito il processo elettorale "pacifico e ordinato" e anche per i rappresentanti dell'Unione europea, pur tra non poche "manchevolezze", si sono registrati "progressi significativi" rispetto alle precedenti consultazioni dell'era Mugabe.

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