Sì all'aborto, continua in Irlanda la 'rivoluzione silenziosa'

. Esteri

La stragrande maggioranza degli irlandesi ha votato per l'abolizione del divieto totale di aborto presente nella Costituzione del paese. Il premier moderato Leo Varadkar, che aveva proposto il referendum, parla di un "risultato storico" e di un "grande esercizio di democrazia". Il 66,4% degli elettori ha votato "Sì", con una affluenza alle urne del 62%. Continua così la "rivoluzione silenziosa" d'Irlanda, che ha cambiato il paese nel corso degli ultimi 20 anni, con la Chiesa cattolica che ha perso sempre più appeal per gli scandali degli abusi sui minori coperti dalla gerarchia e quelli degli istituti in cui le suore chiudevano ragazze ritenute "immorali" e madri nubili, giungendo anche a togliere loro i figli con la forza. Per anni le donne irlandesi sono state costrette ad andare in Inghilterra per poter effettuare in sicurezza l'interruzione di gravidanza. Nel 2015 un'altra consultazione popolare aveva dato il via libera ai matrimoni gay. "I cittadini - ha sottolineato Varadkar, di origine indiana così come la donna morta di setticemia a Galway nel 2012 dopo che i medici le avevano negato l'aborto - hanno detto: vogliamo una Costituzione moderna per un paese moderno. Ci fidiamo delle donne e le rispettiamo, affinché possano sempre prendere la decisione giusta". L'ampiezza del consenso, rileva ancora Varadkar, "dice che non siamo una nazione divisa, ma una nazione unita". Adesso il governo irlandese ha il mandato per proporre una moderna legislazione sull'interruzione di gravidanza e Varadkar ha promesso la nuova normativa per l'aborto legale entro la fine dell'anno. Il voto che riconosce l'autodeterminazione per le donne in Irlanda è anche un successo sui gruppi integralisti, populisti, pro-life che hanno condotto senza risparmio di fondi una campagna elettorale fatta di fake news analoghe a quelle usate per la Brexit. Si tratta di un risultato importante, che potrebbe rovesciare l'ondata reazionaria che intende restringere i diritti delle donne su scala internazionale a partire dagli Stati Uniti di Trump e dalla Polonia.

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