Putin superstar in Medio Oriente: in 24 ore vede Assad, Al Sisi e Erdogan

. Esteri

Tour de force medio-orientale di Vladimir Putin che in sole 24 ore ha incontrato Assad in Siria, Al Sisi al Cairo e Erdogan in Turchia (gli ultimi due alleati degli Stati Uniti). Una missione politico-diplomatica - ma anche dai forti risvolti economici - che ha confermato se mai ce ne fosse stato bisogno la volontà del Cremlino di affermare la presenza della Russia nello scacchiere medio-orientale per imporla tra i protagonisti principali e indispensabili nella soluzione delle delicate problematiche di quella regione. Una presenza anche militare come ha dimostrato la partecipazione decisiva di Mosca alla guerra contro l'Isis, vinta sul territorio. Un forte protagonismo da parte del Cremlino un pò ingombrante e forse anche preoccupante per gli occidentali, a partire da Donald Trump impegnato nel sostegno a Israele e nella sfida all'intero mondo islamico per la sua decisione di considerare Gerusalemme capitale dello stato ebraico. E Putin nel suo tour in Medio Oriente non si è fatto sfuggire l'occasione per criticare la scelta del capo della Casa Bianca: l'ha definita "un errore" capace di mettere a rischio i già precari equilibri nella regione. Putin ha cominciato la sua triplice missione questa mattina visitando la base aerea russa di Hmeimim, in Siria, dove ha incontrato il presidente siriano Bashar al Assad. Qui - ma l'aveva già fatto qualche mese fa - ha annunciato di aver dato l'ordine dell'inizio del ritiro delle truppe russe dalla Siria. "Negli ultimi due anni - ha dichiarato il leader del Cremlino - le forze armate russe e l'esercito siriano hanno sconfitto il gruppo più combattivo dei terroristi internazionali. A questo proposito ho preso una decisione: una parte considerevole del contingente russo schierato nella repubblica araba siriana tornerà a casa, in Russia". Poi la tappa al Cairo dal presidente egiziano Al Sisi (che dà una mano al generale Haftar in Libia...) e infine lo spostamento ad Ankara per l'incontro con  Erdogan: è la terza volta che si vedono in un mese, in agenda tutte le crisi regionali e la questione di Gerusalemme oltre i temi bilaterali come la megacentrale nucleare turca di Akkuyu.

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