Il Papa in Myanmar gira l'ostacolo, non pronuncia Rohingya ma chiede rispetto diritti umani

. Esteri

Lo aveva promesso e, se pur a modo suo, ha mantenuto la parola data alla chiesa locale. Il Papa in visita in Myanmar ha avuto un colloquio con  la leader birmana San Suu Kyi, con il placet di Pechino. Il convitato di pietra e' la persecuzione di una minoranza musulmana in rotta verso il Bangladesh. Il Pontefice, elogiato dal Ccinese Global Times, ha aggirato l'ostacolo e pur senza puntare l'indice contro questa tragedia umanitaria, che si accompagna alla persecuzione dei cristiani, ha insistito sulla necessita' di una pacificazione  e sul rispetto dei diritti umani. Un modo indiretto per dora la sua. "Il futuro del Myanmar - ha detto nella sua seconda giornata di visita apostolica - deve essere la pace, una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità". Non c'e' dunque traccia della parola Rohingya, per rispetto alla chiesa locale che glie ha chiesto prudenza e anche della leader bimana  San Suu Kyi, che con una ancora incerta democrazia , e'  impegnata in una difficile transizione dalla dittatura milite durata 60 anni. La leader birmana subito dopo l'incontro e' volata in Cina, forse per riferire a chi di dovere.

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